Caro Pd,dove si va?

 

All’Assemblea nazionale del Pd del 14 luglio si mettono in votazione i documenti conclusivi, tra cui quello sul riconoscimento legale dei matrimoni civili tra persone etero e omosessuali, arrivati alla votazione scoppia la bagarre tra sostenitori e contrari. Alla fine il documento resta in sospeso e non si decide né per il sì e né per il no. Semplicemente non si decide.

Alcuni esponenti cattolici del partito cantano la vittoria morale.
Passano alcuni giorni e siamo al 19 luglio e rincarando la dose il presidente del Pd afferma: «Garantiremo diritti alle unioni civili nel solco della Costituzione, c’è una sentenza che vieta i matrimoni omosessuali» dal palco della Festa dell’Unità di Roma.
E arriva puntuale la contestazione.

Partiamo dalla fine: non c’è alcuna sentenza che vieti i matrimoni omosessuali. La Consulta nell’aprile 2011 dichiarò che i diritti delle coppie Lgbt non sono competenza dei giudici, ma a legiferare deve essere il Parlamento. La Costituzione non vieta i matrimoni o le unioni civili tra coppie etero e omo, in quanto l’articolo 29 recita al primo comma: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio»; al secondo comma: «Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare».
Né al primo e né al secondo comma la Costituzione fa riferimento al sesso dei coniugi.

In un paese occidentale e nel 2012 i cosiddetti temi eticamente sensibili non possono restare confinati nella sfera privata. E non si possono accettare formalmente accordi sottobanco per non urtare le coscienze delle gerarchie cattoliche e oscurantiste che continuano a dettare la linea politica di alcuni partiti. Il matrimonio tra coppie dello stesso sesso è riconosciuto nei Paesi Bassi, in Belgio, in Spagna, in Portogallo. Nella cattolicissima Spagna del 30 giugno 2005 è bastato semplicemente modificare un articolo del codice civile.
Anche nel tanto discusso Stato d’Israele sono riconosciuti i matrimoni omosessuali, anzi in Israele manca del tutto l’istituto del matrimonio civile, sia eterosessuale sia omosessuale. Ma nonostante ciò dopo la decisione della Corte suprema israeliana del 21 novembre 2006 Israele riconosce i matrimoni omosessuali contratti all’estero e di conseguenza è stato riconosciuto il diritto di adottare i figli del partner anche per le coppie omosessuali. Il caso di Israele può dare speranza anche in Italia.

Nessuno è obbligato a dire sì o no quando si tratta di argomenti che toccano la coscienza morale di tutti. Ma nessuno può sentirsi in obbligo di negare diritti e uguaglianza basandosi su pregiudizi personali.
Il Pd si propone di guidare il Paese alle prossime elezioni, le premesse per un governo libero, laico e progressista non ci sono proprie tutte. Le elezioni si possono vincere anche senza l’aiuto del Vaticano, basterebbe impegnarsi nel garantire diritti iniziando da chi oggi ne è escluso.

Johnny Spata