Tramonti

Immagine
Sopra ogni cosa

cala il crepuscolo

sopra una storia d’amore,

che arde, come il sole del tramonto

brucia gli occhi..

acceca…

cala su un’avventura

che spezza un fiato…

su una vita vissuta

al limite…..

che toglie il respiro

ma regala gioie…

anche dopo il tramonto più accesso

e scottante

risorge l’alba indomita

accesa e fatta di mille colori

comunque risorge

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domenica

newdada8

 

 

 

 

 

 

 

 

sogno erotico mezzo altruista

un poco commediante sicuramente un po’ buffone

affascinante bello intrigante

dannatamene solo

stupido a cercarti

a volerti ancora

in questo tempo

fatto di piombo

di sole che non è poesia

di cielo grigio

senza noi

un treno che non passa mai

la stazione sbagliata

e poi domenica

domenica

in un cafè da solo

l’acqua con le bollicine

mi ricorda la tua allegria

la neve che scende

le tue guance rosse

i miei occhi abbassati

timidezza spostasti sotto il letto

fammi spazio

sfortuna lasciami solo

non ho bisogno di te

domenica sii domenica

magari diventa vero

questo giorno con te

Voi che non amate amori impossibili non potete capire

Voi che non amate amori impossibili non potete capire

Immagine

ho contato i giorni da quel giorno,

ho contato i venti,i soli,le piogge

le mie lacrime e i tuoi respiri

ho immaginato i tuoi movimenti

tra le gente, i tuoi sorrisi di felicità

i tuoi pianti di disperazione

ho immaginato il tuo volto baciato dal

sole,accarezzato dalla luna

contavo le mie ore con te

senza non hanno senso

sogno di morire e rinasce in te

di vivere un’altra vita con te

con te posso affrontare ogni domani

qualunque cosa accada

un amore impossibile

si ama da qui all’infinito

FIESTA di Ernest Hemingway

 

 

 

 

 

 

 

C’era luce nella stanza della concierge. Io bussai e lei mi dette

la posta. Le augurai buonanotte e salii di sopra. C’erano due lettere

e dei giornali. Li guardai sotto la lampada a gas della sala da

pranzo. Le lettere venivano dagli Stati. Una era un rendiconto di

banca. Presentava un bilancio di 4l 2432,60. Tirai fuori il libretto

degli assegni, sottrassi quattro assegni emessi dal primo del mese e

trovai di avere un bilancio di 4l 1832,60. Scrissi la cifra a tergo

del foglio. L’altra lettera era un annunzio matrimoniale. Il signore

e la signora Aloysius Kirby annunciavano il matrimonio della figlia

Caterina: non conoscevo né la ragazza né lo sposo. Dovevano aver

riempito la città di annunzi. Era un nome buffo. Ero certo di potermi

ricordare di chiunque avesse un nome come Aloysius. Era un buon nome

cattolico. C’era uno stemma sull’annunzio. Come Zizi il duca greco. E

quel conte. Il conte era buffo. Anche Brett aveva un titolo. Lady

Ashley. All’inferno Brett. All’inferno Vossignoria, Lady Ashley.

Accesi la lampada accanto al letto, spensi il gas e aprii la

finestra. Il letto era lontano dalla finestra ed io con la finestra

aperta mi sedetti sul letto e mi svestii. Fuori in strada un tram

notturno correva sui binari, portava la verdura ai mercati. Facevano

rumore la notte quando uno non poteva dormire. Spogliandomi mi

guardai nello specchio del grande armadio oltre il letto. Questo era

un tipico modo francese di arredare una stanza. Pratico anche,

suppongo. Essere pieno di ferite. Suppongo che fosse buffo. Misi il

pigiama e entrai a letto. Presi i giornali e strappai le fascette.

Erano giornali di corride. Uno era arancione. L’altro giallo. Avevano

tutti e due le stesse notizie, così bastava leggerne uno e l’altro

diventava inutile. Le Toril era il migliore, così cominciai a

leggerlo. Lo lessi da cima a fondo, compresa la Piccola Posta e gli

Annunzi Economici. Spensi la lampada. Forse sarei riuscito a dormire.

La mia testa cominciò a lavorare. La solita faccenda. Bene, era una

lurida faccenda essere ferito durante la fuga, su un fronte da burla

come quello italiano. Nell’ospedale italiano stavamo per formare

un’associazione. Aveva un buffo nome italiano. Fu nell’Ospedale

Maggiore di Milano, padiglione Ponte. L’edificio accanto era il

padiglione Zonda. C’era una statua di Ponte. O forse era Zonda. Fu

qui che il colonnello comandante del reggimento venne a visitarmi. Fu

buffo. Fu almeno la prima cosa buffa. Io ero tutto bendato. Ma gli

avevano detto come stava la cosa. Lui allora fece quel magnifico

discorso: “Voi, uno straniero, un inglese” (ogni straniero era un

inglese) “avete dato più della vostra vita”. Che discorso! Avrei

voluto averlo in cornice per appenderlo in ufficio. Non rise mai. Si

metteva nei miei panni, immagino. “Che disgrazia” diceva “che

disgrazia!”

Non ci ho ancora fatta l’abitudine, suppongo. Cerco solo di non

occuparmene e di non aver pasticci con la gente. Probabilmente mai

avrei avuto pasticci se non avessi incontrato Brett quando mi

spedirono in Inghilterra. Suppongo che lei volesse solo quello che

non poteva avere. Bene, la gente è fatta così. All’inferno la gente.

La Chiesa cattolica aveva un modo assai buono di considerare tutta la

faccenda. Buon sistema, ad ogni modo. Quello di non pensarci. Oh, un

ottimo sistema. Provare per credere.

Giacevo sveglio a pensare e il cervello mi saltava in aria. Non

riuscii a non pensarci, pensai a Brett e a tutto il resto che era

stato. Pensavo a Brett, e il cervello smise di saltarmi in aria,

cominciò dolcemente a navigare. Allora improvvisamente cominciai a

piangere. Dopo un poco mi sentii meglio, rimasi disteso nel letto

ascoltando i pesanti tram andare e venire giù nella strada, poi mi

addormentai.

Mi svegliai. C’era chiasso sulle scale. Stetti ad ascoltare e mi

sembrò di riconoscere una voce. Misi una vestaglia e andai alla

porta. Al pianterreno la concierge parlava. Era molto infuriata.

Sentii fare il mio nome e chiamai giù.

“Siete voi, Monsieur Barnes?” la concierge gridò.

“Sì, sono io.”

“C’è qui un tipo di donna che ha svegliato tutta la strada.

Guardate se è un lavoro da fare a quest’ora di notte! Dice che deve

vedervi. Io le ho detto che stavate dormendo.”

Poi sentii la voce di Brett. Mezzo addormentato ero sicuro che si

trattasse di Georgette. Non so perché. Georgette non poteva sapere il

mio indirizzo.

“Volete farla venir su, per favore?”

Brett venne su. Vidi che era completamente ubriaca.

“Cosa idiota” disse. “Fare una scena simile. Dico, tu non stavi

mica dormendo, vero?”

“Che pensavi che stessi facendo?”

“Non so. Che ora è?”

Guardai l’orologio. Erano le quattro e mezzo.

“Non avevo idea che ora fosse” disse Brett. “Senti, mi posso

sedere? Non essere in collera, tesoro. Ho lasciato il conte adesso.

Mi ha portata qui.”

“Che tipo è?” Stavo prendendo i bicchieri e la bottiglia del

brandy.

“Solo un poco” disse Brett. “Non cercare di ubriacarmi. Il conte?

Oh, mica male. E’ proprio uno dei nostri.”

“E’ un conte?”

“E’ almeno come se lo fosse. Io credo che lo sia, sai. Merita di

esserlo, ad ogni modo. Sa tutto quello che bisogna sapere sulla

gente. Non so dove ha imparato tante cose. Ha un circuito di

pasticcerie negli Stati.”

Mise la cannuccia nel bicchiere e succhiò.

“Pensa che l’ha chiamato un circuito. Qualcosa del genere. Tutte

collegate una con l’altra. Me ne ha parlato un poco. Maledettamente

interessante. E’ uno dei nostri, però. Sul serio si può dire che è

uno dei nostri.”

Prese un altro sorso.

“Questo è il mio pane” disse. “Ci sto bene in queste cose. Non ti

dispiace, vero? Sai, lui è occupato con Zizi.”

“E’ davvero un duca anche Zizi?”

“Non mi stupirebbe. Greco, sai. Infame pittore. Mi piace di più il

conte.”

“Dove sei stata con lui?”

“Oh, dappertutto. Mi ha portata qui adesso. Mi ha offerto diecimila

dollari per andare a Biarritz con lui. Quanto è in sterline?”

“Duemila circa.”

“Un sacco di soldi. Io gli ho detto che conoscevo troppa gente a

Biarritz.”

Rise.

“Dico, come sei lento” disse. Io avevo appena toccato il mio

brandy. Ne bevvi un gran sorso.

“Così va meglio” disse Brett. “Molto buffo. Allora lui voleva che

andassi a Cannes con lui. Gli ho detto che conoscevo troppa gente a

Cannes. Monte Carlo. Gli ho detto che conoscevo troppa gente a Monte

Carlo. Gli ho detto che conoscevo troppa gente dappertutto. Ed è

vero, anche. Così gli ho chiesto di portarmi qui.”

Mi guardò, con una mano sul tavolo, tenendo il bicchiere.

“Non fare quella faccia” disse. “Gli ho detto che sono innamorata

di te. Ed è vero, anche. Non fare quella faccia. Lui è stato molto

carino. Ci vuole a pranzo con lui domani sera. Ne hai voglia?”

“Perché no?”

“Adesso è meglio che vada.”

“Perché?”

“Volevo solo vederti. Un’idea così. Vuoi vestirti e venir giù? Lui

è giù in strada con la macchina.”

“Il conte?”

“Lui. Con la macchina e lo chauffeur in livrea. Vuol portarmi a far

colazione al Bois. Panieri di roba. Preso tutto da Zelli. Dozzine di

bottiglie di Mumms. Ti tenta?”

“Ho da lavorare nella mattinata” dissi “e sono troppo indietro

rispetto a voi per raggiungervi ormai più. Non sarei divertente.”

“Non far lo scemo.”

“Non posso.”

“Bene. Gli invii un tenero messaggio?”

“Niente.”

“Buonanotte, tesoro.”

“Non fare la sentimentale.”

“Sei tu che mi rovini.”

Ci baciammo per darci la buonanotte e Brett rabbrividì. “Meglio che

vada” disse. “Buonanotte, tesoro.”

“Nessuno ti obbliga ad andar via.”

“Sì, devo.”

Ci baciammo ancora sulle scale e quando io chiamai con il cordone,

la concierge di dietro la porta borbottò qualche cosa. Rientrai in

casa e dalla finestra aperta vidi Brett traversare la strada verso la

grossa limousine ferma all’angolo, sotto il lampione. Brett entrò e

l’auto partì. Mi voltai. Sul tavolo c’erano un bicchiere vuoto e un

bicchiere semipieno di brandy. Li portai in cucina e vuotai il

bicchiere semipieno nel lavandino. Spensi il gas in camera da pranzo,

seduto sul letto buttai via le pantofole, poi entrai sotto le

lenzuola. Questa era Brett, quella per cui ero stato capace di

piangere. Pensai allora a Brett che traversava la strada e saliva in

macchina, come l’avevo vista l’ultima volta, e dopo un attimo,

naturalmente, di nuovo mi sentii l’inferno dentro. E’

straordinariamente facile fare il superiore su ogni cosa di giorno,

ma di notte è un’altra faccenda.

 

pagine tratte da ”FIESTA, Il sole sorge ancora” di Ernest Hemingway