a chi continua a sognare…..

Ai vinti, agli incerti nella vita, a chi sa sempre tutto, ma alla fine non

sa un cazzo a chi paga sempre senza capire mai il perché

A chi vaga nel buio della vita cercando un senso, riempito di vuoti,

che diventano voragini, che si fa coraggio nella notte,

ma con l’alba diventa difficile, e si deve ricostruire tutto…….

ai folli sognatori che vogliono cambiare il mondo,

ai pazzi che credono che con un secchio e un cucchiaio

prima o poi svuoteranno l’oceano……

A te che avevi una famiglia un lavoro una vita..

E ora non hai più nulla e non ti arrendi

Costretto a combattere, anche se hai voglia di lasciarti

Andare e trasportare dagli eventi……..

A te donna, uomo,bambino,giovane che sei nato in un tempo troppo

Duro, costretto in un mondo non tuo, che non hai scelto,

che hanno scelto per te, e ora devi vivere, non puoi far

altro non ti è permesso, e se non ti piace vedrai, appena alzi

la voce, ci sarà qualcuno a correggerti, a darti come vivere,

come pensare,lavorare, a renderti simile a lui, e svuotarti di te….

Al mondo  piacciono gli omologati, senza cervello,

i tipi originali non piacciono, vengono esiliati,cacciati,Uccisi, relegati, in qualche

angolo buio del mondo, perché non li senta nessuno, e semmai

dovresti farcela …. Sappi che i pugni e i calci e i giudizi non finiranno

mai..troverai sempre  qualcuno  pronto a fotterti …….

A te che credevi in un amore,un figlio e abbandonata

Quando passi per strada, quegli occhi di sconosciuti, che ti scrutano,

che ti penetrano nella carne, perché loro sanno tutto, perché loro

giudicano, puntano il dito, il dito che dovrebbero mettersi in culo,

a te che nella vita sei finito per le strade della droga e ora ti

chiamano deviato, drogato,alcolizzato, che non credono che puoi

cambiare, perché son tutti Cristiani per sentito dire , ma poi dentro

son merde indifferenti, e l’unico amico che ti è rimasto è il cane e lo spino

a te che vivi al massimo  solo perché così sai vivere,

a te lacché e bastardo che ti andrà sempre bene, perché sei sempre

dalla parte giusta , io rimango sempre dalla parte sbagliata,

non so vivere senza coscienza……………

al mio grande amore che spero che realizzi tutti i suoi sogni,

a te che sei piena di sogni , ma il mondo fa di tutto per spegnarli…..

a tutti voi che avete sogni da vivere ……

e non avete tempo da perdere…………

che un giorno ti svegli e sei morto……….

Amore e Morte G. Leopardi

muor giovane colui ch’al cielo è caro

MENANDRO.

Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte
ingenerò la sorte.
Cose quaggiù sì belle
altre il mondo non ha, non han le stelle.
Nasce dall’uno il bene,
nasce il piacer maggiore
che per lo mar dell’essere si trova;
l’altra ogni gran dolore,
ogni gran male annulla.
Bellissima fanciulla,
dolce a veder, non quale
la si dipinge la codarda gente,
gode il fanciullo Amore
accompagnar sovente;
e sorvolano insiem la via mortale,
primi conforti d’ogni saggio core.
Nè cor fu mai più saggio
che percosso d’amor, nè mai più forte
sprezzò l’infausta vita,
nè per altro signore
come per questo a perigliar fu pronto:
ch’ove tu porgi aita,
Amor, nasce il coraggio,
o si ridesta; e sapiente in opre,
non in pensiero invan, siccome suole,
divien l’umana prole.

Quando novellamente
nasce nel cor profondo
un amoroso affetto,
languido e stanco insiem con esso in petto
un desiderio di morir si sente:
come, non so: ma tale
d’amor vero e possente è il primo effetto.
Forse gli occhi spaura
allor questo deserto: a se la terra
forse il mortale inabitabil fatta
vede omai senza quella
nova, sola, infinita
felicità che il suo pensier figura:
ma per cagion di lei grave procella
presentendo in suo cor, brama quiete,
brama raccorsi in porto
dinanzi al fier disio,
che già, rugghiando, intorno intorno oscura.

Poi, quando tutto avvolge
la formidabil possa,
e fulmina nel cor l’invitta cura,
quante volte implorata
con desiderio intenso,
Morte, sei tu dall’affannoso amante!
quante la sera, e quante
abbandonando all’alba il corpo stanco,
se beato chiamò s’indi giammai
non rilevasse il fianco,
nè tornasse a veder l’amara luce!
E spesso al suon della funebre squilla,
al canto che conduce
la gente morta al sempiterno obblio,
con più sospiri ardenti
dall’imo petto invidiò colui
che tra gli spenti ad abitar sen giva.
Fin la negletta plebe,
l’uom della villa, ignaro
d’ogni virtù che da saper deriva,
fin la donzella timidetta e schiva,
che già di morte al nome
sentì rizzar le chiome,
osa alla tomba, alle funeree bende
fermar lo sguardo di costanza pieno,
osa ferro e veleno
meditar lungamente,
e nell’indotta mente
la gentilezza del morir comprende.
Tanto alla morte inclina
d’amor la disciplina. Anco sovente,
a tal venuto il gran travaglio interno
che sostener nol può forza mortale,
o cede il corpo frale
ai terribili moti, e in questa forma
pel fraterno poter Morte prevale;
o così sprona Amor là nel profondo,
che da se stessi il villanello ignaro,
la tenera donzella
con la man violenta
pongon le membra giovanili in terra.
Ride ai lor casi il mondo,
a cui pace e vecchiezza il ciel consenta.

Ai fervidi, ai felici,
agli animosi ingegni
l’uno o l’altro di voi conceda il fato,
dolci signori, amici
all’umana famiglia,
al cui poter nessun poter somiglia
nell’immenso universo, e non l’avanza,
se non quella del fato, altra possanza.
E tu, cui già dal cominciar degli anni
sempre onorata invoco,
bella Morte, pietosa
tu sola al mondo dei terreni affanni,
se celebrata mai
fosti da me, s’al tuo divino stato
l’onte del volgo ingrato
ricompensar tentai,
non tardar più, t’inchina
a disusati preghi,
chiudi alla luce omai
questi occhi tristi, o dell’età reina.
Me certo troverai, qual si sia l’ora
che tu le penne al mio pregar dispieghi,
erta la fronte, armato,
e renitente al fato,
la man che flagellando si colora
nel mio sangue innocente
non ricolmar di lode,
non benedir, com’usa
per antica viltà l’umana gente;
ogni vana speranza onde consola
se coi fanciulli il mondo,
ogni conforto stolto
gittar da me; null’altro in alcun tempo
sperar, se non te sola;
solo aspettar sereno
quel dì ch’io pieghi addormentato il volto
nel tuo virgineo seno.