da Sesana a Trappeto ricordando Danilo Dolci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UN MONDO DIVERSO,ATTRAVERSO LA NON VIOLENZA

Danilo Dolci nasce a Sesana, Trieste, il 28 giugno 1924 di

padre Enrico, italiano, delle ferrovie dello Stato, e dalla madre

Meli Kontely, slava. Frequente la scuola  in Lombardia,fino al diploma

presso il Liceo Artistico di Brera a soli diciassette anni;

si iscriverà alla Facoltà di Architettura di Milano.

Quando il padre venne trasferito a Trappeto, Danilo lo raggiunse una prima

volta, nel ’40 e poi v nel ’41. Avendo molto interesse

per Segesta e per Selinunte, si recava spesso a disegnare in quei luoghi

archeologici, soprattutto a Segesta. Il ricordo del mondo di Trappeto scoprendo la

miseria terribile di quei luoghi.

A quindici anni Danilo, era un normalissimo ragazzo della sua

età: con una famiglia di media, frequenta la scuola un anno

A sedici anni,scatta  il bisogno di conoscere il mondo e inizia a vivere

tra gli scritt Platone, Goethe.gli scempi   nazisti si rincorrevano  di bocca in bocca e Danilo, in

tra un mare di atrocità buttò una pistola, che aveva trovato, e all’alba dei  vent’anni scelse : la nonviolenza.

Dal ’52 fino alla sua morte ci sarà l’mpegno per le battaglie civili, tutte contro la mafie  e il malaffare nel segno della

non violenza a Trappeto , nonchè il lavoro educativo attraverso laboratori maieutici frequentati

da centinaia di bambini. Danilo Dolci ci lascia un grande esempio umano e personale

alle generazioni presenti e future.

Ciascuno cresce solo se sognato

 

C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.
C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.

 

“Limone Lunare”

“Anche le piante dopo scaricate, si riposano.

Mi sento come un limone lunare

che non riposa mai.

Si chiamano lunari perché ogni luna butta le sue zagare

senza risparmio, non tutte infruttano –

casca la vecchia foglia dalle nuove,

gialle le deperite, come noi.

Quando si coglie l’ultimo limone

giallo maturo, è verde il piccolo

e affaccia il nuovo fiore, in ogni tempo

senza darci la secca.

Si raccolgono quando non c’è altri

e hanno altro valore.

Arrivano a cent’anni come noi

se si è sinceri, non ci viene il male

si resiste meglio:

a guardare una pianta di lunari

non pare mai inverno”.

Poesie di Danilo Dolci

Danilo Dolci (Sesana 28 Giugno 1924-Trappeto 30 dicembre 1997)

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