i partigiani della Costituzione

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i partigiani della Costituzione in Italia conoscono solo i primi 11 articoli anche se la stessa si compone di ben 139 articoli non conoscono ad l’art 27 che così recita  ”L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva” in questo Paese i principi del diritto si sono ribaltati, si è colpevoli a prescindere se si è famosi si guadagnano le prime pagine di molti giornali cosiddetti progressisti,  se poi si viene assolti perché è innocente , non si trovano due righe manco fra i necrologi ”Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” è del 8 Gennaio dell’anno scorso la sentenza pilota Torreggiani che condanna per l’ennesima volta l’italia per trattamenti inumani e degradanti,vincola l’Italia al rispetto dei diritti umani e della sua stessa legge in caso contrario si rischia una multa di 300 milioni di euro e risarcimento per circa 20.000 detenuti ‘Non è ammessa la pena di morte” in teoria in pratica nelle galere Italiane dal 2000 al 2014  ci son state ben 2238 morti di cui 803 suicidi.  I rimedi allo sfascio del sistema giudiziario e carcerario, ci sono e sono scritte in quella stessa Costituzione che non prevede solo 11 articoli,  ad esempio c’è l’art.79 che prevede l’amnistia e l’indulto , anche se la procedura è farraginosa.  una riforma della Giustizia come conseguenza dell’indulto e dell’amnistia farebbe risparmiare circa 1,2% del Pil , circa 15 miliardi di euro in termini strettamente economici.

Ultimo ma non ultimo in queste ore i partigiani della Costituzione si strappano le vesti per il decreto sulla liberazione anticipata del condannato ricordiamo che non è automatico, a decidere è sempre un Giudice, quindi di decreto svuota carcere non c’è nulla, e non usciranno mafiosi,assassini, rapinatori e stupratori, potrete dormire con le finestre aperte 

P.S. negli ultimi vent’anni in Italia i reati sono diminuiti, ma per la gioia di giustizialisti e manettari, tutto viene amplificato e sembra di vivere in un uno Stato di violenza e di guerra civile.
Magari studiate per bene la Costituzione e i suoi principi, siamo il Paese di Beccaria o di Savonarola?

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un augurio…..

futuro

 

 

 

 

Che augurarsi

un augurio, a chi è solo e lo festeggierà  in compagnia di una bottiglia,

a chi si sente escluso, e si isolerà dal mondo perché anche se si

impegna certe ”feste” comandate proprio non le manda giù

a chi ha credeva di aver trovato l’amore della propria vita

ma poi è stato fottuto, annientandosi in cinque minuti

un augurio a chi è in cerca di un amore

sincero e onesto………

un augurio a chi lo  passerà tra le mura di una cella

senza diritti e dignità,  in solitudine

un augrio ai disoccupati con tanta voglia di riscatto

un augurio ai drogati ai disadattati agli emerginati

alle vittime di queste società incivili

un augurio a chi in queste ore gli è stato strappato un

affetto, un amico, un amore per colpa di una malattia

un augurio a chi crede ancora, nonostate tutto in un futuro migliore

libero da galere e idee liberticide

un augurio a tutti quelli che hanno fame e sete di Giustizia di Diritti e di libertà e di Pace

un augurio a chi non smetta mai di lottare sentendosi come Don Chisciotte contro i mulini a vento

un augurio a chi nascerà stanotte e prima di camminare saprà già usare internet

un augurio a chi ha tanti sogni da realizzare che siano realtà

un augurio………….

A tutti noi

”“… questa volta la festa
speriamo che sia
meglio di quella dell’anno passato
…via!”¹

 

1) Vasco Rossi ”’e  il mattino”

#giustiziaxniki

«Il nostro è un paese senza memoria e verità, ed io

per questo cerco di non dimenticare» (Leonardo Sciascia)

Lettera a Niki con affetto….

Oggi 23 luglio 2012 sono passati 4 anni e 27 giorni giorni esatti da quanto sei stato ”suicidato”. io non ho mai avuto il piacere e l’onore di conoscerti, e credo che saremmo andati molto d’accordo vista la passione in comune per l’informatica e l’amore per la vita,  ti ho conosciuto  solo attraverso i racconti della tua coraggiosa e indomita mamma che ogni giorno lotta per avere Giustizia e Verità. Per chi non conosce la storia di Niki ve la racconto in breve: Niki Aprile Gatti è un ragazzo di 26 anni, programmatore presso la Oscorp spa di San Marino, azienda che si trova coninvolta in un’inchiesta della Procura di Firenze per truffe legate ai numeri a tariffazione maggiorata 899, 892 e 166 o cellulari internazionali 0088,  finisce in manette assieme ad altre 18 persone. È il 19 giugno del 2008 quando Niki viene arrestato ed è l’unico che resta in carcere vine trasferito nel carcere di , di massima sicurezza di Firenze, Sollicciano. Niki è incensurato e deve rispondere di un’accusa,risibile: frode informatica,che prevede una pena massima che dai 6 mesi ai 3 anni. e considerato che Niki era incesurato,il carcere non lo doveva vedere manco da lontano. Il 23 Giugno 2008 dopo quattro giorni di isolamento, Niki   è  portato al tribunale di Firenze per l’interrogatorio di Garanzia,  Il giorno dopo il 24 Giugno 2008 la mamma Ornella riceve una telefonata dal carcere di massima sicurezza di Sollicciano: Niki è morto. I dubbi e gli interrogativi sulla morte di Niki restano tutti e pesano come macigni: come fa un ragazzone di 1.80 per 92 ad impiccarsi con il laccio della scarpe? come fa a ricevere un telegramma che ordina di cambiare avvocato,trovandosi in regime di isolamento? che ci faceva in un carcere di massima sicurezza, considerato che fosse incesurato? questi ed altri migliaia di dubbi devono essere dissapati,la coltre di nebbia e di omertà deve sparire. Chiudo questa lettera a Niki,con la promessa  che ai vivi tocca trovare Giustizia e Verità per chi non c’è più,lo dobbiamo a Niki perchè figlio di questo Repubblica,la dobbiamo a tutti noi perchè certi fatti non accadino più.

Amnistia subito

«Se non ora, quando? Se non così, come?» queste le parole che chiudono l’appello di amnistiasubito.it che 110 tra professori di Diritto e giuristi hanno scritto e sottoscritto al presidente della Repubblica. E i 4 giorni – che partiranno dal 18 di luglio – di sciopero della fame e del silenzio indetto dai Radicali assieme a detenuti, direttori delle carceri, operatori e cappellani.

Parliamo di amnistia e di diritti nelle carceri e dell’esecuzione della pena e del dibattito che in un Paese come l’Italia, culla del diritto e madre di giuristi come Beccaria, dovrebbe esserci. L’iniziativa politica dei Radicali ormai va avanti da più di un anno per chiedere il rispetto della legge e della legalità dello Stato verso le sue strutture di rieducazione: lo stesso presidente della Repubblica in un convegno sulla giustizia tenutosi il 28 luglio 2011 dichiarò che l’emergenza carceraria è una prepotente urgenza. Ma dal luglio 2011 ad oggi nelle patrie galere sono morti 116 detenuti di cui 60 per suicidio. Ad oggi ci sono circa 30.000 arrestati in attesa di giudizio e secondo le stime del Ministero della giustizia circa la metà alla fine del processo verrà giudicata innocente.
L’amnistia per molti è intesa come una resa dello stato di diritto e all’obbligo che grava sullo stesso di garantire la legalità. C’è una procedura molto più subdola e silenziosa dell’amnistia: la prescrizione. Ogni anno finiscono prescritti circa 165.000 processi penali e una volta che il reato cade in prescrizione la vittima del reato non avrà mai più Giustizia.
L’Italia ogni anno ormai dal 1959 viene condannata sistematicamente dalla Cedu (Commissione europea sui diritti umani) e precisimante 2.121 volte per violazione della Convenzione. Il nostro Paese si è così classificato al secondo posto, dietro solo alla Turchia (2.573 violazioni) e prima di Russia (1.079) e Polonia (874). Record non certo invidiabile, considerando l’articolo 27 della Costituzione che al comma 3 recita: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato»; e al comma 4 dello stesso si legge: «Non è ammessa la pena di morte».

Dal 2000 al 2012 ci sono stati ben 2020 decessi nelle carceri Italiane, l’Italia si trova in costante flagranza di reato considerando la Costituzione della Repubblica e le norme dell’Unione che l’Italia ha ratificato e quindi ha il dovere di applicare. Chi si scandalizza per un procedimento di clemenza come l’amnistia peraltro previsto dalla nostra Costituzione dovrebbe anche scandalizzarsi per lo Stato in cui sono tenuti circa 70.000 detenuti e le carceri in cui sono costretti a vivere e lavorare gli agenti di Polizia Penitenzieria, che con gravi carenza di personale fanno un lavoro egregio per garantire sicurezza e vivibilità all’interno delle strutture, gli operatori come gli psicologi, anche loro con vuoti di personale, gli educatori e i volontari.
È abbastanza difficile spiegarsi il silenzio e la latitanza dei mass media su una questione che dovrebbe toccare tutti i cittadini, come è appunto la drammatica urgenza di una riforma strutturale del sistema carcerario italiano. Se non fosse altro che secondo stime di Bankitalia una giustizia che non funziona costa l’ 1,1% del Pil e ancora, secondo stime del ministero della Giustizia, chi tra i detenuti usufruisce di provvedimenti di clemenza come l’amnistia e l’indulto o a pene alternative la recidiva è dello 0.01%

Se è vero quello che scriveva Dostoevskij che «il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni», l’Italia a quale grado di civiltà è? 

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