La casa in riva al mare Lucio Dalla

dedicata a chi è rinchiuso in celle vere, e a chi si sente di vivere dentro una cella e non riesce a realizzare i propri sogni o avere l’amore che desidera

Dalla sua cella lui vedeva solo il mare,
ed una casa bianca in mezzo al blu
e una donna si affacciava Maria,
è il nome che le dava lui…
Alla mattina lei apriva la finestra
e lui pensava quella è casa mia
tu sarai la mia compagna Maria,
una speranza e una follia…

E sognò la libertà,
e sognò di andare via, via
e un anello vide già,
sulla mano di Maria

Lunghi silenzi come sono lunghi gli anni,
parole dolci che si immaginò
questa sera vengo fuori Maria,
ti vengo a fare compagnia

E gli anni stan passando tutti gli anni insieme
ha già i capelli bianchi e non lo sa
dice sempre manca poco, Maria,
vedrai che bella la città…

E sognò la libertà,
e sognò di andare via, via
e un anello vide già,
sulla mano di Maria

E gli anni son passati, tutti gli anni insieme
ed i suoi occhi ormai non vedon più
Disse ancora: la mia donna sei tu,
e poi fu solo in mezzo al blu
e poi fu solo in mezzo al blu,
e poi fu solo in mezzo al blu…

Sogno di una notte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sogno di una notte,

una notte cosi per caso,  i  bambini dall’America alla Cina, presi da un’energia  misteriosa ma positiva, si alzarono dai loro letti, e come guidati da un progetto preparato nei minimi particolari, si organizzarono  in piccoli gruppi, tutti con compiti precisi. Il gruppo energia si mise all’opera e riuscì a spegnere tutte le centrali elettriche del mondo, il gruppo ricchezza entro nei caveau di tutto il mondo,e trafugò tutti le ricchezze facendone  un enorme falò, qualcosa di mia visto prima, la luce si vide fin nello spazio, nel frattempo il gruppo libertà riuscì a liberare tutti gli animali tenuti in gabbia, e a riportarli nel loro habitat naturale.  facendoli tornare a nuova vita.  il gruppo sapienza distrusse tutta lo scibile umano scritto e scoperto fino ad allora.  il gruppo byte fece fuori le reti internet.  il gruppo terra smantello tutti i pozzi di petrolio, e fece saltare miniere di diamanti, oro, uranio. Alla fine di questo sforzo immenso, mentre sopraggiungeva l’alba,  tutti tornarono ad accucciarsi, nei loro letti,  come se nulla fosse.

Arrivò il mattino e col mattino arrivò il caos.

I primi adulti che fecero per accendere la luce del bagno o la tv, schiacciando il pulsante, e accorgendosi che non accadeva nulla,furono presi dal panico. Altri adulti resteranno a guardare increduli, il bancomat, era ancora in funzione grazie alla batteria di riserva,  aveva una scritta sinistra:  ‘’OUT OF ORDER’’  ‘’NO MONEY FOUND’’ , lo stesso successe ai distributori di benzina. Dopo i primi attimi di smarrimento e di paura, la maggior parte degli uomini fu presa dall’isteria e dalla paura,distruggendo tutto, si ammazzarono anche tra di loro.chi potè, si rifiugiò nelle campagne. Chi non sapeva deve scappare,fu costretto a subire le violenze.

Le forze dell’ordine non sapendo come arginare quella massa umana,preferirono non intervenire, e guardare  la follia umana in tutte le sue espressioni, iniziarono gli  atti di vandalismo e di saccheggio, per accaparrarsi l’ultimo litro di benzina, o l’ultima batteria rimasta nei supermarket .

Le violenze e i saccheggi andarono avanti per una settimana, le città erano in fiamme,  Agli angoli delle strade si contavano cataste di cadaveri, e già iniziavano le prime epidemie di colera e di tifo.  gli ospedali erano pieni di feriti,  non si trovava più un’aspirina, si curava tutti alla meno peggio. Durante l’ennesima guerriglia urbana, e scontri fratricidi, si udì l’urlo straziante di una donna

 

–          I bambini? I nostri figli dove sono?

 

L’urlo fu udito e ribattuto da un’altra donna e poi da un’altra ancora, fino a sommergere il chiasso dei tumulti. Tanto che riuscirono a fermarli. Nel giro di qualche minuto si fermarono tutti, assaliti da un senso di vuoto e di sgomento.

Presi in pieno dalla violenza e dall’odio si erano scordati dei propri, figli.

Bastò  un attimo e lasciarono perdere gli scontri, e la lucida follia, per correre  a casa.

Arrivati a casa non trovarono nessuno, neanche il più piccolo dei neonati, così un altro pensiero cupo assali la mente dei rivoltosi,

 

‘’ e se qualcuno ha ucciso tutti i nostri figli’’ mentre eravamo distratti dalla barbarie,  si chiedevano smarriti guardandosi tra di loro

Non si persero d’animo e li iniziarono a cercare i bambini, cosi ci fu chi corse verso il parco giochi, ma le altalene erano vuote, e senza vocio dei bambini, quel posto  emetteva una tristezza mai sentita prima.

Dopo fu la volta del campetto di calcio, ma anche qui c’era solo il vento a far rumore, andarono verso l’unica gelateria rimasta in piedi, ma niente. Girano tutta la città in lungo e in largo. Giorno e notte per una settimana.

Al tramonto dell’ottavo giorno ormai persi e senza speranza, in lontananza videro un cane che passo dopo passo si avvicinava. Tutti ebbero la strana sensazione che quel cane avesse qualcosa da dire, ed infatti si fermò davanti ai piedi di un uomo, guardandolo dall’alto in basso, poi si girò di spalle, per farsi seguire, senza esitazione quella massa umana, segui il cane. Per venti, interminabili km. Fino a quando non sporsero una collina. Passata la collina, si trovarono di fronte ad uno spettacolo, mai visto prima, i loro figli, quei piccoli cuccioli d’uomo si erano organizzati. Dando inizio al gruppo VITA , avevano costruito  un piccolo insediamento di casette semplici, fatte di legno, si cibavano con quello che offriva madre natura, senza uccidere o rubare vita, imparavano giocando, senza nessun adulto ad impartire ordini ,  vivevano in armonia.  Gli adulti, così sapienti e così razionali, non poterono  far altro che adeguarsi.

Storie di ordinaria follia,Charles Bukowski

 

 

 

 

 

 

 

 

La più bella donna della città

Cass era la più giovane e la più bella di 5 sorelle. Cass era la più bella ragazza di tutta la città.

Mezzindiana, aveva un corpo stranamente flessuoso, focoso era e come di serpente, con due occhi che proprio ci dicevano. Cass era fuoco fluido in movimento. Era come uno spirito incastrato in una forma che però non riusciva a contenerlo. I capelli castani e lunghi, i capelli di seta, si muovevano ondeggiando e vorticando come il corpo volteggiava. Non c’era via di mezzo per Cass. C’era anche chi diceva che era pazza. Gli imbecilli lo dicevano. Gli scemi non potevanocapirla. Agli uomini in genere Cass pareva una macchina da fottere, e quindi non gliene fregava niente, fosse o non fosse pazza. E Cass ballava e civettava, si lasciava baciare dagli uomini ma, tranne qualche rara volta, quando si stava per venire al dunque, com’è come non è, Cass si eclissava, Cass aveva eluso gli uomini. Le sorelle la accusavano di sprecare la sua bellezza, di non fare buon uso del suo cervello. Ma Cass ne aveva da vendere, di cervello e di spirito. Dipingeva, danzava, cantava, modellava la creta, e quando qualcuno era ferito, mortificato, nel corpo e nell’anima, Cass provava compassioneper costui. Il suo cervello era, ecco, differente; la sua mentalità non era pratica, ecco quanto. Le sorelle eran gelose perché essa attraeva i loro uomini; ce l’avevano su con Cass perché, secondo loro, sciupava un sacco d’occasioni. Di solito Cass era gentile con quelli più brutti; i cosiddetti fusti non le dicevano niente. Le facevano schifo. “Senza nerbo,” diceva, “senza grinta. Arrivano, alti in sella, con quei nasi ben fatti, quelle orecchie ben disegnate… Tutta esteriorità e niente dentro.” La sua indole era affine alla pazzia; aveva un temperamento che certi chiamano pazzia.

Il padre era morto alcolizzato, la madre era scappata via di casa, abbandonando le figlie. Le ragazze si rivolsero a certi loro parenti, che la misero in convento. Il convento era un posto molto triste, più per Cass che per le sorelle. Le altre ragazze erano gelose di Cass e a Cass toccava litigare sempre. Aveva segni di rasoiate sul braccio sinistro, in conseguenza di quelle baruffe. Poi aveva una cicatrice permanente sulla guancia sinistra, ma lo sfregio anziché diminuirla sembrava accrescere la sua bellezza.

Io l’incontrai al West End Bar poco dopo ch’era venuta via dal convento. Essendo la più

giovane delle sorelle, era venuta via per ultima. Quella sera entrò là e, semplicemente, si venne a sedere vicino a me, Io ero forse l’uomo più

brutto della città, e magari questo avrà influito in qualche modo.

“Bevi?” le domandai.

“Ma sicuro, come no?”

Non ci dicemmo niente di straordinario, mi sa, quella sera; ma contava l’impressione che lei dava. Cass aveva scelto me e questo era quanto. Nessuna forzatura. Bere le piaceva e così fece molti bis. Non credo fosse ancora maggiorenne, però lì la servivano lo stesso. Magari aveva una carta d’identità falsa, chi lo sa. Comunque, ogni volta che tornava dalla toilette e veniva lì a sedersi accanto a me, io provavo un certo orgoglio. Non era solo la più bella ragazza della città, era anche una delle più belle donne che avessi mai visto. Le passai un braccio intorno alla vita e la baciai, una volta.

“Mi trovi carina?” mi domandò.

“Sì, certo, però poi c’è qualcos’altro… oltre a come ti presenti…”

“Tutti quanti m’accusano d’essere carina. Sul serio mi trovi carina?”

“Non è il termine adatto, ‘carina,’ non ti rende giustizia.”

Cass frugò nella borsetta. Pensavo che cercasse un fazzoletto. Tirò fuori uno spillone. Prima che potessi fermarla se l’infilzò nel naso, da parte a parte, proprio sopra le narici. Provai disgusto e orrore.

Mi guardò e scoppiò a ridere. “Mi trovi carina adesso? Cosa pensi adesso, amico?”

Tirai via lo spillone e tamponai il sangue con un fazzoletto. Diverse persone, fra cui il

proprietario, avevano visto quel numero. Il padrone del bar venne oltre.

Pagine tratte da ”Storie di ordinaria follia” di Charles Bukowski