E se Dio fosse bionda e con gli occhi azzurri


La dittatura degli uomini è così antica, forte ed inizia con la parola. Si dice uomo per definire uomo e donna, figlio per figlio e figlia. Si dice bambino per dire bambino e bambina.
Anche il primo essere, nell’immaginario collettivo, fu un uomo “Adamo” a cui fu data Eva solo per divertirlo e da cui sarebbe nato il peccato,ma forse, ‘’nacque una splendida virtù: la disobbedienza.
Tutta la storia è fatta ad uso e consumo del maschio, da Promoteo che inventò il fuoco. Poteva anche essere una donna, Promotea! Ci avete mai pensato? Icaro poteva essere un’Icara che sfidò il sole e il cielo; e poi un Uomo che fa tutto.  Un uomo non può crescere dentro di sé un’altra vita, non può farsi da uno diventare due. non è che essere uomo sia meno facile o affascinante, ma non si può relegare la donna solo al ruolo di balia o levatrice, è ingiusto.  Se iniziassimo a declinare anche Dio al femminile , cioè Dea e magari giovane bella e bionda come l’allegoria della vita e dell’abbondanza, d’altronde un uomo non può partorire.
Tutta la storia di questi milioni di anni è tanto mistificata e distorta solo per affermare il dominio del maschio e relegare la donna a un ruolo complementare ad uso e consumo dei primi.
Per tramandare quella tirannia che ha inizio dentro le caverne e continua ancora oggi.
Già definendo uomo e donna si tracciano confini e si è già prestabilito quale ruolo questa società ha riservato ad ognuno dei due sessi, sarebbe più giusto usare “persona” per definire quei contenitori di vita, di fantasia, di idee e capaci di azioni magnifiche e spregevoli allo stesso tempo.
E se Dio fosse bionda e con gli occhi azzurri?

 

Johnny Spata

Annunci

Storie di ordinaria follia,Charles Bukowski

 

 

 

 

 

 

 

 

La più bella donna della città

Cass era la più giovane e la più bella di 5 sorelle. Cass era la più bella ragazza di tutta la città.

Mezzindiana, aveva un corpo stranamente flessuoso, focoso era e come di serpente, con due occhi che proprio ci dicevano. Cass era fuoco fluido in movimento. Era come uno spirito incastrato in una forma che però non riusciva a contenerlo. I capelli castani e lunghi, i capelli di seta, si muovevano ondeggiando e vorticando come il corpo volteggiava. Non c’era via di mezzo per Cass. C’era anche chi diceva che era pazza. Gli imbecilli lo dicevano. Gli scemi non potevanocapirla. Agli uomini in genere Cass pareva una macchina da fottere, e quindi non gliene fregava niente, fosse o non fosse pazza. E Cass ballava e civettava, si lasciava baciare dagli uomini ma, tranne qualche rara volta, quando si stava per venire al dunque, com’è come non è, Cass si eclissava, Cass aveva eluso gli uomini. Le sorelle la accusavano di sprecare la sua bellezza, di non fare buon uso del suo cervello. Ma Cass ne aveva da vendere, di cervello e di spirito. Dipingeva, danzava, cantava, modellava la creta, e quando qualcuno era ferito, mortificato, nel corpo e nell’anima, Cass provava compassioneper costui. Il suo cervello era, ecco, differente; la sua mentalità non era pratica, ecco quanto. Le sorelle eran gelose perché essa attraeva i loro uomini; ce l’avevano su con Cass perché, secondo loro, sciupava un sacco d’occasioni. Di solito Cass era gentile con quelli più brutti; i cosiddetti fusti non le dicevano niente. Le facevano schifo. “Senza nerbo,” diceva, “senza grinta. Arrivano, alti in sella, con quei nasi ben fatti, quelle orecchie ben disegnate… Tutta esteriorità e niente dentro.” La sua indole era affine alla pazzia; aveva un temperamento che certi chiamano pazzia.

Il padre era morto alcolizzato, la madre era scappata via di casa, abbandonando le figlie. Le ragazze si rivolsero a certi loro parenti, che la misero in convento. Il convento era un posto molto triste, più per Cass che per le sorelle. Le altre ragazze erano gelose di Cass e a Cass toccava litigare sempre. Aveva segni di rasoiate sul braccio sinistro, in conseguenza di quelle baruffe. Poi aveva una cicatrice permanente sulla guancia sinistra, ma lo sfregio anziché diminuirla sembrava accrescere la sua bellezza.

Io l’incontrai al West End Bar poco dopo ch’era venuta via dal convento. Essendo la più

giovane delle sorelle, era venuta via per ultima. Quella sera entrò là e, semplicemente, si venne a sedere vicino a me, Io ero forse l’uomo più

brutto della città, e magari questo avrà influito in qualche modo.

“Bevi?” le domandai.

“Ma sicuro, come no?”

Non ci dicemmo niente di straordinario, mi sa, quella sera; ma contava l’impressione che lei dava. Cass aveva scelto me e questo era quanto. Nessuna forzatura. Bere le piaceva e così fece molti bis. Non credo fosse ancora maggiorenne, però lì la servivano lo stesso. Magari aveva una carta d’identità falsa, chi lo sa. Comunque, ogni volta che tornava dalla toilette e veniva lì a sedersi accanto a me, io provavo un certo orgoglio. Non era solo la più bella ragazza della città, era anche una delle più belle donne che avessi mai visto. Le passai un braccio intorno alla vita e la baciai, una volta.

“Mi trovi carina?” mi domandò.

“Sì, certo, però poi c’è qualcos’altro… oltre a come ti presenti…”

“Tutti quanti m’accusano d’essere carina. Sul serio mi trovi carina?”

“Non è il termine adatto, ‘carina,’ non ti rende giustizia.”

Cass frugò nella borsetta. Pensavo che cercasse un fazzoletto. Tirò fuori uno spillone. Prima che potessi fermarla se l’infilzò nel naso, da parte a parte, proprio sopra le narici. Provai disgusto e orrore.

Mi guardò e scoppiò a ridere. “Mi trovi carina adesso? Cosa pensi adesso, amico?”

Tirai via lo spillone e tamponai il sangue con un fazzoletto. Diverse persone, fra cui il

proprietario, avevano visto quel numero. Il padrone del bar venne oltre.

Pagine tratte da ”Storie di ordinaria follia” di Charles Bukowski

Sono una Donna di Joumana Haddad

Immagine

Nessuno può immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio
chi vedo quando chiudo gli occhi
come vengo sospinta quando vengo sospinta
cosa cerco quando lascio libere le mani.
Nessuno, nessuno sa
quando ho fame quando parto
quando cammino e quando mi perdo,
e nessuno sa
che per me andare è ritornare
e ritornare è indietreggiare,
che la mia debolezza è una maschera
e la mia forza è una maschera,
e quel che seguirà è una tempesta.

Credono di sapere
e io glielo lascio credere
e io avvengo.

Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà
fosse una loro concessione
e ringraziassi e obbedissi.
Ma io sono libera prima e dopo di loro,
con loro e senza loro
sono libera nella vittoria e nella sconfitta.
La mia prigione è la mia volontà!
La chiave della mia prigione è la loro lingua
ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio
desiderio
e il mio desiderio non riusciranno mai a domare.

Sono una donna.
Credono che la mia libertà sia loro proprietà
e io glielo lascio credere
e avvengo.

[Joumana Haddad (1970) Libano]

Per una Donna-Califano

Per una donna non servono regali, nè complimenti
ad una donna devi sfondare il cuore coi sentimenti
perchè una donna non vuole quello o questo,
se tu non vali è inutile anche il resto.
Ad una donna non devi mai mentire, non è un bambino
perchè ti guarda e ha già capito al volo ogni tuo piano.
Per una donna ch’ è pronta a perdonare
già ce n’è un’ altra che se ne vuole andare.
Per una donna abbiamo fatto guai,
abbiamo corso e non dormito mai,
per una donna ognuno perderà
prima la testa e poi la libertà.
Per una donna noi, facciamo i santi, i buffoni, gli eroi.
Per una donna noi, saremmo pronti a sfidare gli dei.
Basta uno sguardo in più…
Non lo negare, vuol dire che già stai barando anche tu.
Per una donna c’è stato chi ha sbagliato senza volerlo,
per una donna c’è stato chi ha pagato senza capirlo.
Per una donna qualcuno s’è ubriacato
e il giorno dopo non s’è più risvegliato.
Chi ha combattuto, chi se n’è andato via,
chi ha perso amici, salute, l’allegria…
Perchè una donna la pungi finchè vuoi,
però alla fine chi vince è sempre lei
Per una donna noi, facciamo i santi, i buffoni, gli eroi.
Per una donna noi, saremmo pronti a sfidare gli dei.
Basta uno sguardo in più…
Non lo negare, vuol dire che già stai barando anche tu.
Perchè una donna chi la capisce è un Dio
ho reso poco in questo pure io.
Per una donna noi facciamo i santi, i buffoni, gli eroi.
Per una donna noi saremmo pronti a sfidare gli dei…

Occhi di Donna

Occhi che scrutano
Occhi di sole
Occhi di energia
Occhi da mangiare
Occhi da amare
Occhi da desiderare
Occhi da custodire
Occhi del desiderio
Occhi di Donna
Occhi che son i tuoi
Occhi che son pel mondo
Occhi come il primo giorno di primavera
E l’ultimo d’estate
Occhi d’Alba e di tramonto
Occhi di infiniti segreti e di immense gioie
Occhi di cielo stellato in un giorno di pioggia

J Anam