Tramonti

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Sopra ogni cosa

cala il crepuscolo

sopra una storia d’amore,

che arde, come il sole del tramonto

brucia gli occhi..

acceca…

cala su un’avventura

che spezza un fiato…

su una vita vissuta

al limite…..

che toglie il respiro

ma regala gioie…

anche dopo il tramonto più accesso

e scottante

risorge l’alba indomita

accesa e fatta di mille colori

comunque risorge

Una data, a volte, cambia il destino

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Il vento Soffia ed è un buon vento per Monsieur Demis Roussos Una data, a volte, cambia il destino… Il destino poi sarà? Meglio, per chi conosce l’impegno e lo sforzo, parlare di volontà, di buon umore, di allegria e, soprattutto, di sensibilità… La grande sensibilità dell’Artista che calca il mondo ripetutamente con il tutto esaurito in tutti i concerti. Se ne parla, ma non è facile rispecchiare l’immagine di Monsieur Demis Roussos ed esprimere al meglio tutta la bellezza e l’amore che da tanto porta nel mondo creando emozioni, simpatia, carisma, empatia certo.. ma quel che più ci è a cuore è il suo reale messaggio… Demis Roussos è come il vento. Soffia forte e dolcemente… la sua naturalezza è la vera espressione della classe, dell’eleganza del buon gusto e dell’amore per la vita e le sue creature. Il vero messaggio, è l’amore infinito che lui prova e trasmette vivendo con il cuore ogni attimo… Questo, è quanto la vibrazione della sua inconfondibile voce e della sua presenza ci arriva e trasmette. Alza lo stato vitale. Portatore di rispetto Demis Roussos, oltre ad essere unico al mondo è un Uomo raro, prezioso per i suoi messaggi di pace e di amore universale. Ci unisce tutti e questo, soprattutto in questo periodo storico così confuso e difficile, è più che mai PREZIOSO. In tante lingue di tante nazioni differenti un unico popolo e di un unico amore. Questa data ha portato al mondo uno dei più grandi e rari talenti mai vissuto e lo viviamo nel nostro tempo, beati. Questa data ha influenzato ed influenza ancora intere generazioni e persone da tutto il mondo.

Il vento soffia ed è più che mai un vento favorevole… Grazie, Demis Voce d’anima “Demis Roussos Italia”

 

Franco Califano – L’indifferenza

I colpi bassi… le falsità…
quale importanza!
ma voglio dire e ribadire forse quello che già sai,
chi può annullarci quando c’è, è l’ indifferenza.
rancori… invidie e corruzioni
ma chi ci pensa!
un uomo muore, semina sangue
cade in terra e resta là! nessuno guarda,
ognuno va per la sua strada…
l’ indifferenza
è un rullo compressore sull’ umanità
come una jena su un agnello in libertà
meglio il dolore, l’ odio, meglio anche l’ addio
l’ indifferenza, ti senti estraneo ovunque vai
l’ indifferenza la tua famiglia non ti ascolta e parli tu
l’ indifferenza è quando non ti accorgi più
se fai l’ amore con chi ti pare
su un letto rotto…
chi abita sotto, avverte tutto, ruba la tua intimità
ma tutto è bene se non c’è l’ indifferenza
l’ indifferenza
è un rullo compressore sull’umanità
come una iena su un agnello in libertà
meglio il disprezzo, l’ odio, meglio la pietà…
l’ indifferenza, tu sei cornuto e te ne freghi e cosi’ sia
l’ indifferenza partorisce porcheria
distrugge tutti i sentimenti e scappa via
l’ indifferenza, fosse persona vorrei romperla a metà
spaccarla a pezzi, seminarla in una via
e poi applaudire senza fine l’ agonia
l’ indifferenza
l’ indifferenza

Voi che non amate amori impossibili non potete capire

Voi che non amate amori impossibili non potete capire

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ho contato i giorni da quel giorno,

ho contato i venti,i soli,le piogge

le mie lacrime e i tuoi respiri

ho immaginato i tuoi movimenti

tra le gente, i tuoi sorrisi di felicità

i tuoi pianti di disperazione

ho immaginato il tuo volto baciato dal

sole,accarezzato dalla luna

contavo le mie ore con te

senza non hanno senso

sogno di morire e rinasce in te

di vivere un’altra vita con te

con te posso affrontare ogni domani

qualunque cosa accada

un amore impossibile

si ama da qui all’infinito

un augurio…..

futuro

 

 

 

 

Che augurarsi

un augurio, a chi è solo e lo festeggierà  in compagnia di una bottiglia,

a chi si sente escluso, e si isolerà dal mondo perché anche se si

impegna certe ”feste” comandate proprio non le manda giù

a chi ha credeva di aver trovato l’amore della propria vita

ma poi è stato fottuto, annientandosi in cinque minuti

un augurio a chi è in cerca di un amore

sincero e onesto………

un augurio a chi lo  passerà tra le mura di una cella

senza diritti e dignità,  in solitudine

un augrio ai disoccupati con tanta voglia di riscatto

un augurio ai drogati ai disadattati agli emerginati

alle vittime di queste società incivili

un augurio a chi in queste ore gli è stato strappato un

affetto, un amico, un amore per colpa di una malattia

un augurio a chi crede ancora, nonostate tutto in un futuro migliore

libero da galere e idee liberticide

un augurio a tutti quelli che hanno fame e sete di Giustizia di Diritti e di libertà e di Pace

un augurio a chi non smetta mai di lottare sentendosi come Don Chisciotte contro i mulini a vento

un augurio a chi nascerà stanotte e prima di camminare saprà già usare internet

un augurio a chi ha tanti sogni da realizzare che siano realtà

un augurio………….

A tutti noi

”“… questa volta la festa
speriamo che sia
meglio di quella dell’anno passato
…via!”¹

 

1) Vasco Rossi ”’e  il mattino”

a chi continua a sognare…..

Ai vinti, agli incerti nella vita, a chi sa sempre tutto, ma alla fine non

sa un cazzo a chi paga sempre senza capire mai il perché

A chi vaga nel buio della vita cercando un senso, riempito di vuoti,

che diventano voragini, che si fa coraggio nella notte,

ma con l’alba diventa difficile, e si deve ricostruire tutto…….

ai folli sognatori che vogliono cambiare il mondo,

ai pazzi che credono che con un secchio e un cucchiaio

prima o poi svuoteranno l’oceano……

A te che avevi una famiglia un lavoro una vita..

E ora non hai più nulla e non ti arrendi

Costretto a combattere, anche se hai voglia di lasciarti

Andare e trasportare dagli eventi……..

A te donna, uomo,bambino,giovane che sei nato in un tempo troppo

Duro, costretto in un mondo non tuo, che non hai scelto,

che hanno scelto per te, e ora devi vivere, non puoi far

altro non ti è permesso, e se non ti piace vedrai, appena alzi

la voce, ci sarà qualcuno a correggerti, a darti come vivere,

come pensare,lavorare, a renderti simile a lui, e svuotarti di te….

Al mondo  piacciono gli omologati, senza cervello,

i tipi originali non piacciono, vengono esiliati,cacciati,Uccisi, relegati, in qualche

angolo buio del mondo, perché non li senta nessuno, e semmai

dovresti farcela …. Sappi che i pugni e i calci e i giudizi non finiranno

mai..troverai sempre  qualcuno  pronto a fotterti …….

A te che credevi in un amore,un figlio e abbandonata

Quando passi per strada, quegli occhi di sconosciuti, che ti scrutano,

che ti penetrano nella carne, perché loro sanno tutto, perché loro

giudicano, puntano il dito, il dito che dovrebbero mettersi in culo,

a te che nella vita sei finito per le strade della droga e ora ti

chiamano deviato, drogato,alcolizzato, che non credono che puoi

cambiare, perché son tutti Cristiani per sentito dire , ma poi dentro

son merde indifferenti, e l’unico amico che ti è rimasto è il cane e lo spino

a te che vivi al massimo  solo perché così sai vivere,

a te lacché e bastardo che ti andrà sempre bene, perché sei sempre

dalla parte giusta , io rimango sempre dalla parte sbagliata,

non so vivere senza coscienza……………

al mio grande amore che spero che realizzi tutti i suoi sogni,

a te che sei piena di sogni , ma il mondo fa di tutto per spegnarli…..

a tutti voi che avete sogni da vivere ……

e non avete tempo da perdere…………

che un giorno ti svegli e sei morto……….

Per te..

un sera d’estate di tanti anni fa  i nostri sguardi si incrociarono..

Quel mio sorriso timido e i tuoi occhi pieni di luce…..

Come un fulmine che squarcia

Una giornata serena, ti riempie di paura…..

Ti emoziona, ti dà una scarica d’adrenalina….

Che dura e che non passa più

Io che ti dedico poesie….

E tu che non ci credi, dici una bugia, abbassi gli occhi e scappi via….

Pensi che ti prenda in giro….. e ti sembra un sogno uno

Come me…………  poi ti sveglierei piangendo

mi chiami piangendo

Quell’altro che ti ha fatto male, ti ha deluso

Ti lascia li piena di paura e di dubbi….

Io che ti do la mia spalla, il mio cuore….

La mia anima……

 Io che ci muoio dentro per te….

Mi tengo a distanza non voglio aprirti

Altri squarci ,perderti e farmi male

Ma te sei di un altro….

Tu scappi, io ti rincorro…

In un gioco di sguardi, di parole,

di infiniti sorrisi e pianto….

Mi troverai sempre al solito

Posto, sempre dove ci siamo

Conosciuti…….  A volerti….

A desiderati….

A rincorrerti finché il mio sogno

Non diventerà realtà…

Diventare una sola cosa …

Tu che piangi di gioia…

Ed io che piango

Perché ti appartengo……….

Felicità

 

 

 

 

la felicità, tutti si è alla ricerca della felicità,di un amore,di un amico,che accada un evento, si arrivi a un obiettivo, che ci renda felici…… ma di cosa è fatta la felicità, in fondo si dovrebbe essere felici solo per il motivo di essere vivi di respirare, di essere baciati dal sole, di provare emozioni sensazioni, belle o brutte… gioire,contentarsi…….la felicità è la mano di un amore che ti stringe, sapendo che un giorno se ne andrà ma sei felice lo stesso, perché quell’attimo è solo tuo e di nessun altro, la felicità non ce la può dare nessuno, solo noi possiamo darla a noi stessi, e di riflesso farne gli altri partecipi, senza che si chieda, basta guardarsi negli occhi e si capisce a volte basta chiudere col passato, e aprire gli occhi su quello che c’è  davanti, per averla,  altre volte, è  prendere strade mai battute, e aprirsi al mondo….. la felicità è in noi, basta non averne paura e farne uso la felicità è vivere, credendoci

Genealogia della morale di F.W.Nietzsche

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dalla prefazione dell’opera  forse più inquietante, eversiva e provocatoria di Nietzsche

Noi che ricerchiamo la conoscenza, ci siamo sconosciuti, noi stessi ignoti a noi stessi, e la cosa ha le sue buone ragioni. Noi non ci siamo mai cercati, e come avremmo mai potuto, un bel giorno, “trovarci”? Si è detto e a ragione: «Dove è il vostro tesoro, è anche il vostro cuore», il “nostro” tesoro si trova dove sono gli alveari della nostra conoscenza. E per questo siamo sempre in movimento, come veri e propri animali alati e raccoglitori di miele dello spirito, preoccupati in realtà solo e unicamente di una cosa, di «portare a casa» qualcosa. Di fronte alla vita, poi, e a quello che concerne le cosiddette «esperienze», chi di noi mai ha anche solo la serietà necessaria? O il tempo necessario? Di queste cose, temo, non ci siamo mai veramente «occupati», infatti il nostro cuore è altrove, e anche le nostre orecchie! Simili piuttosto a chi, divinamente distratto e immerso in se stesso ha appena avuto le orecchie percosse dal suono della campana che con tutta la sua forza ha annunziato il mezzogiorno con dodici rintocchi, e si sveglia all’improvviso e si chiede «che suono è mai questo?», così noi, di quando in quando, “dopo”, ci stropicciamo le orecchie tutti sorpresi e imbarazzati e chiediamo «che cosa mai abbiamo realmente vissuto:» o ancora «chi “siamo” noi in realtà?» e contiamo solo “dopo”, come si è detto, tutti e dodici i frementi rintocchi della nostra esperienza, della nostra vita, del nostro “essere” – ahimè – e sbagliamo a contare… Infatti necessariamente rimaniamo estranei a noi stessi, non ci capiamo, “dobbiamo” scambiarci per altri, per noi vale per l’eternità, la frase «ognuno è per se stesso la cosa più lontana», noi non ci riconosciamo come gente che «ricerca la conoscenza»

Qualcuno vuole forse sondare un po’ il mistero delle modalità con cui sulla terra “si fabbricano gli ideali”? Chi ne ha il coraggio?…Avanti! Ecco, questa buia officina si apre al nostro sguardo.Aspettate ancora solo un attimo, signor Pettegolo e Spericolato: il vostro occhio dovrà prima abituarsi a questa luce falsa e oscillante… Così! Basta! Adesso parlate pure! Che cosa succede là sotto? Dite quello che volete, uomo dalla più pericolosa delle curiosità – adesso sarò “io” ad ascoltare,  «Non vedo niente, ma in compenso odo molto meglio. Da ogni angolo e da ogni anfratto viene tutto un sommesso, sospettoso e maligno parlottio, un generale sussurrio. Mi sembra che tutti mentano, ogni suono sembra invischiato in una zuccherosa dolcezza. La debolezza sarà fatta passare per “merito”, è fuor di dubbio – è proprio come avete detto voi» – Avanti! «E l’impotenza aliena da sentimenti di rivincita, sarà fatta passare per ‘bontà’: la timorosa viltà per ‘umiliazione’, la sottomissione di fronte a chi si odia per ‘obbedienza’ (cioè a qualcuno che, essi dicono, ordina questa sottomissione lo chiamano Dio). Quanto di inoffensivo c’è nel debole, la viltà stessa di cui è ricco, il suo starsene alla porta, il suo inevitabile dover attendere,qui si fa un buon nome, è ‘pazienza’, anzi è “la” virtù stessa; il non-potersi-vendicare diventa non-volersi-vendicare, forse addirittura perdono (‘poiché “essi” non sanno quello che fanno – noi solo sappiamo quello che “essi fanno”!’). Parlano anche di ‘amare i propri nemici’ e sudano parlandone.»

– Avanti!

– «Non c’è dubbio, tutti questi falsari che parlottano nei loro anfratti sono dei miserabili, anche se se ne stanno accucciati insieme al caldo – eppure mi dicono che la loro miseria è un segno che Dio li ha scelti e segnati, che si frustano i cani che amiamo di più; e che forse questa miseria è una preparazione, una prova, una scuola, e forse anche qualcosa di più – qualcosa che un giorno verrà ricompensata con enormi interessi in oro, anzi in felicità. E questa la chiamano ‘beatitudine’.

– Avanti!

– «Adesso mi lasciano intendere che essi non sono solo migliori dei potenti, dei signori della terra, i cui sputi sono costretti a leccare (“non” per paura, assolutamente no! ma perché Dio ha ordinato di onorare ogni autorità) – che non sono solo migliori, ma anche che ‘stanno meglio’, o che comunque ‘staranno meglio’, un giorno. Basta!Basta! Non ne posso più. Aria viziata! Aria viziata! Mi sembra che questa officina dove si “fabbricano ideali”, sappia proprio di fetide menzogne.»No, ancora un attimo! Non mi avete ancora parlato del capolavoro di questi negromanti che da tutto ciò che è nero ricavano il bianco, il latte e l’innocenza – non avete notato a qual grado di perfezione arrivano i loro procedimenti di raffinazione o il loro tocco d’artista audacissimo, finissimo, ingegnosissimo e falsissimo? Fate attenzione! Questi insetti striscianti gonfi di vendetta e d’odio – come la trasformano la vendetta e l’odio? Avete mai ascoltato parole simili? Potreste mai immaginare, fidandovi solo delle loro parole, di trovarvi proprio in mezzo agli uomini del “ressentiment”?  «Capisco, e apro ancora una volta le orecchie (ahimè, ahimè, ahimè! mi “tappo” il naso). Adesso soltanto ascolto quello che andavano ripetendo senza sosta: ‘Noi buoni – “noi siamo i giusti”‘ – quello che esigono, non la chiamano ritorsione, ma ‘trionfo della “giustizia”‘ quello che odiano non è il loro nemico, no! essi odiano ‘l’ingiustizia’ ‘l’empietà’, quello in cui credono e sperano non è la speranza della vendetta, l’ebbrezza della dolce vendetta (‘più dolce del miele’ – così già la chiamava Omero), ma la vittoria di Dio, del Dio “giusto” sugli empi; quel che resta loro da amare sulla terra, non sono i loro fratelli nell’odio ma i loro ‘fratelli nell’amore’, come essi dicono, tutti i buoni e i giusti della terra.»  E come chiamano quello che serve loro come consolazione per tutte le sofferenze della vita – la loro fantasmagoria della anticipazione di una beatitudine a venire? – «Come? Ho capito bene? Lo chiamano ‘il giudizio universale’, l’avvento del “Caro” regno, del ‘regno di Dio’ – nel frattempo, però, essi vivono ‘nella fede’, ‘nell’amore’, nella speranza.» – Basta! Basta! Nella fede di che? Nell’amore di chi? Nella speranza di che? – Questi deboli! – a un certo momento, infatti, vogliono anch’essi essere i forti, senza dubbio, e un bel giorno arriverà anche il “loro” «regno» «il regno di Dio» lo definiscono semplicemente così, come si è detto: bisogna pur essere umili in tutto! Già solo per poter vivere “questo”, bisogna vivere a lungo, oltre la morte – anzi bisogna avere una vita eterna, per potersi consolare eternamente, nel «regno di Dio», di quella vita terrena vissuta «nella fede, nell’amore, nella speranza». Consolarsi di che? Consolarsi con che?… Credo che Dante abbia commesso un grosso errore ponendo, con terrificante ingenuità, sulla porta del suo inferno la scritta «fecemi l’eterno amore» – su quella del paradiso invece e della sua «beatitudine eterna» potrebbe stare, comunque a maggior diritto, l’iscrizione «fecemi l’eterno “odio”» – posto che una verità possa stare sulla porta che conduce a una menzogna! Infatti che “cos’è” la beatitudine di quel paradiso?… Potremmo forse anche indovinarlo, ma è meglio che ce lo dimostri chiaramente una indiscussa autorità in materia, Tommaso d’Aquino, il gran maestro e santo. «”Beati in regno coelesti” – dice mansueto come un agnello – “videbunt poenas damnatorum, ut beatitudo illis magis complaceat”.» O preferiamo sentircelo dire con accenti più forti, forse dalla bocca di uno di quei trionfanti Padri della Chiesa, che sconsiglia ai suoi cristiani i crudeli piaceri degli spettacoli pubblici – e perché poi?: «La fede ci offre molto ma molto di più – dice, “de Spectac.” c. 29 s.s. – qualcosa di “molto più forte”; grazie alla redenzione abbiamo a disposizione gioie tutte diverse; invece degli atleti abbiamo i nostri martiri; e se volessimo del sangue, ebbene, ecco il sangue di Cristo… E che cosa mai ci attenderà nel giorno del suo ritorno, del suo trionfo!» e così continua, questo visionario in estasi: «At enim supersunt alia spectacula, ille ultimus et perpetuus judicii dies, ille nationibus insperatus, ille derisus, cum tanta saeculi vetustas et tot eius nativitates uno igne haurientur! Quae tunc spectaculi latitudo! “Quid admirer! Quid rideam! Ubi gaudeam! Ubi exultem” spectans tot et tantos reges, qui in coelum recepti nuntiabantur, cum ipso Jove et ipsis suis testibus in imis tenebris congemescentes! Item praesides (i governatori delle province) persecutores dominici nominis saevioribus quam ipsi flammis saevierunt insultantibus contra Christianos liquescentes! Quos praeterea sapientes illos philosophos coram discipulis suis una conflagrantibus erubescentes, quibus nihil ad deum pertinere suadebant, quibus anemas aut nullas aut non in pristina corpora redituras affirmabant! Etiam poetas non ad Rhadamanti nec ad Minois sed ad inopinati Christi tribunal palpitantes! Tunc magis tragoedi audiendi, magis scilicet vocales (meglio in voce, urlatori ancora più cattivi) in sua propria calamitate, tunc histriones cognoscendi, solutiores multo per ignem; tunc spectandus auriga in flammea rota totus rubens, tunc xystici contemplandi non in gymnasiis, sed in igne jaculati, nisi quod ne tunc quidem illos velim vivos, ut qui malim ad eos potius conspectum “insatiabilem” conferre, qui in dominun desaevierunt. ‘Hic est ille, dicam, fabri aut quaestuariae filius (come dimostra tutto il brano seguente e in particolare anche questa definizione che ci è nota dal Talmud, della madre di Gesù, Tertulliano, a partire da questo punto, si riferisce agli Ebrei), sabbati destructor, Samarites et daemonium habens. Hic est, quem a Juda redemistis, hic est ille arundine et colaphis diverberatus, sputamentis dedecoratus, felle et aceto potatus. Hic est, quem clam discentes subripuerunt, ut resurrexisse dicatur vel hortulanus detraxit, ne lactucae suae frequentia commeantium laederentur.’ Ut talia spectes “ut talibus exultes”, quis tibi praetor aut consul aut quaestor aut sacerdos de sua liberalitate praestabit? Et tamen haec jam habemus quodammondo “perfidem spiritu imaginante repraesentata. Ceterum qualia illa sunt, quae nec oculos vidit nec auris audivit nec in cor hominis ascenderunt? (1 Cor., 2,9). Credo certo et utraque cavea (prima e quarta fila o, secondo altri teatro comico e tragico) et omni stadio gratiora». Per fidem: così sta scritto.

Pagine tratte da ”Genealogia della morale”  di F.W.Nietzsche