Quote rose,una sconfitta per un Paese occidentale

Fornero: “Passaggio significativo, ancorché obbligato, per consentire l’effettiva partecipazione delle donne a momenti decisionali. Ci risiamo il Cdm approva una norma per la parità dei sessi, nei Cda delle aziende pubbliche. La parità tra sessi in un Paese avanzato ed occidentale non dovrebbe essere imposta per legge, per il semplice motivo che l’uguaglianza formale e sostanziale tra uomo e donna,dovrebbe essere unanimemente riconosciuta a tutti i livelli. Evidentemente in Italia si è ancora troppo indietro, per accettare questo semplice fatto di civiltà. E dire che le donne partecipano attivamente alla vita produttiva,sociale,politica di questo Paese mandano avanti famiglie,aziende,e sostituendosi al welfare. Non sarebbe ora di guardare l’uguaglianza tra i sessi sotto un altro punto di vista, e invece di fare una legge per tale scopo;magari iniziare col dire e con l’applicare la Costituzione,dando pieni diritti e riconoscimenti alle donne, ad esempio nel lavoro è cosa risaputa che in media sono sottopagate, e hanno difficoltà ad avanzare di carriera. Non sarebbe più giusto spezzare il sessismo latitante che ancora oggi esiste in varie ambiti sociali. E che ancora oggi la Donna debba trovarsi a scegliere tra carriera e famiglia.Non sarebbe giusto assicurare diritti che già esistono. Senza sentire il bisogno di imporre regole sociali e di emancipazione? Come se le Donne avessero bisogno di una legge per dimostrare il loro valore,sembra quasi un’offesa,ed è  una delle cose più antifemministe che si possa udire, Come se la società può andare avanti per quote. Una società moderna deve andare avanti per diritti pienamente riconosciuti senza nessuna discriminazione. Ad oggi la situazione Italiana è abbastanza patetica. Johnny  Spata

Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo

Preambolo

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell’uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l’osservanza universale dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di questa libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

L’ASSEMBLEA GENERALE

proclama

la presente dichiarazione universale dei diritti umani come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2

Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5

Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6

Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7

Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8

Ogni individuo ha diritto ad un’effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9

Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10

Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Articolo 11

Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.

Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetrato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12

Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13

Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.

Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Articolo 14

Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.

Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15

Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.

Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16

Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento.

Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.

La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

Articolo 17

Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri.

Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18

Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

Articolo 19

Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20

Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.

Nessuno può essere costretto a far parte di un’associazione.

Articolo 21

Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.

Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese.

La volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22

Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23

Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.

Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.

Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.

Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24

Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25

Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26

Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.

L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.

I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27

Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.

Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28

Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29

Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.

Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.

Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30

Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuno dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

Aboliamo il matrimonio

lasciare la libertà, è la soluzione migliore

lettEREtiche

Forse andrebbe proprio abolito il matrimonio, date le polemiche e politiche sterili in materia e le statistiche sui divorzi. Soprattutto, a maggior ragione, quello celebrato in chiesa, che è diventato un sacramento “indissolubile” soltanto da alcuni secoli. Nei Vangeli non è menzionato, se non di striscio, ma comunque non vi è prevista alcuna benedizione; la Bibbia ne parla come di una pratica familiare, dunque privata, non pubblica. Soltanto ai tempi della Controriforma cattolica, ecco che spuntano l’Istituzione, il Sacramento, Dio che ti guarda e che ti ammonisce perché sei sposato con Lui, prima che con il tuo partner. E un fatto privato diventa pubblico. E il fatto privato di pochi condiziona il pubblico di tutti, in chiesa e in Comune. Si arriva a un ipocrita presente dove si dice che persone dello stesso sesso non possono sposarsi, ché sarebbe incostituzionale. Ma nella nostra Costituzione non si fa alcun riferimento al…

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Caro Pd,dove si va?

 

All’Assemblea nazionale del Pd del 14 luglio si mettono in votazione i documenti conclusivi, tra cui quello sul riconoscimento legale dei matrimoni civili tra persone etero e omosessuali, arrivati alla votazione scoppia la bagarre tra sostenitori e contrari. Alla fine il documento resta in sospeso e non si decide né per il sì e né per il no. Semplicemente non si decide.

Alcuni esponenti cattolici del partito cantano la vittoria morale.
Passano alcuni giorni e siamo al 19 luglio e rincarando la dose il presidente del Pd afferma: «Garantiremo diritti alle unioni civili nel solco della Costituzione, c’è una sentenza che vieta i matrimoni omosessuali» dal palco della Festa dell’Unità di Roma.
E arriva puntuale la contestazione.

Partiamo dalla fine: non c’è alcuna sentenza che vieti i matrimoni omosessuali. La Consulta nell’aprile 2011 dichiarò che i diritti delle coppie Lgbt non sono competenza dei giudici, ma a legiferare deve essere il Parlamento. La Costituzione non vieta i matrimoni o le unioni civili tra coppie etero e omo, in quanto l’articolo 29 recita al primo comma: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio»; al secondo comma: «Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare».
Né al primo e né al secondo comma la Costituzione fa riferimento al sesso dei coniugi.

In un paese occidentale e nel 2012 i cosiddetti temi eticamente sensibili non possono restare confinati nella sfera privata. E non si possono accettare formalmente accordi sottobanco per non urtare le coscienze delle gerarchie cattoliche e oscurantiste che continuano a dettare la linea politica di alcuni partiti. Il matrimonio tra coppie dello stesso sesso è riconosciuto nei Paesi Bassi, in Belgio, in Spagna, in Portogallo. Nella cattolicissima Spagna del 30 giugno 2005 è bastato semplicemente modificare un articolo del codice civile.
Anche nel tanto discusso Stato d’Israele sono riconosciuti i matrimoni omosessuali, anzi in Israele manca del tutto l’istituto del matrimonio civile, sia eterosessuale sia omosessuale. Ma nonostante ciò dopo la decisione della Corte suprema israeliana del 21 novembre 2006 Israele riconosce i matrimoni omosessuali contratti all’estero e di conseguenza è stato riconosciuto il diritto di adottare i figli del partner anche per le coppie omosessuali. Il caso di Israele può dare speranza anche in Italia.

Nessuno è obbligato a dire sì o no quando si tratta di argomenti che toccano la coscienza morale di tutti. Ma nessuno può sentirsi in obbligo di negare diritti e uguaglianza basandosi su pregiudizi personali.
Il Pd si propone di guidare il Paese alle prossime elezioni, le premesse per un governo libero, laico e progressista non ci sono proprie tutte. Le elezioni si possono vincere anche senza l’aiuto del Vaticano, basterebbe impegnarsi nel garantire diritti iniziando da chi oggi ne è escluso.

Johnny Spata

Amnistia subito

«Se non ora, quando? Se non così, come?» queste le parole che chiudono l’appello di amnistiasubito.it che 110 tra professori di Diritto e giuristi hanno scritto e sottoscritto al presidente della Repubblica. E i 4 giorni – che partiranno dal 18 di luglio – di sciopero della fame e del silenzio indetto dai Radicali assieme a detenuti, direttori delle carceri, operatori e cappellani.

Parliamo di amnistia e di diritti nelle carceri e dell’esecuzione della pena e del dibattito che in un Paese come l’Italia, culla del diritto e madre di giuristi come Beccaria, dovrebbe esserci. L’iniziativa politica dei Radicali ormai va avanti da più di un anno per chiedere il rispetto della legge e della legalità dello Stato verso le sue strutture di rieducazione: lo stesso presidente della Repubblica in un convegno sulla giustizia tenutosi il 28 luglio 2011 dichiarò che l’emergenza carceraria è una prepotente urgenza. Ma dal luglio 2011 ad oggi nelle patrie galere sono morti 116 detenuti di cui 60 per suicidio. Ad oggi ci sono circa 30.000 arrestati in attesa di giudizio e secondo le stime del Ministero della giustizia circa la metà alla fine del processo verrà giudicata innocente.
L’amnistia per molti è intesa come una resa dello stato di diritto e all’obbligo che grava sullo stesso di garantire la legalità. C’è una procedura molto più subdola e silenziosa dell’amnistia: la prescrizione. Ogni anno finiscono prescritti circa 165.000 processi penali e una volta che il reato cade in prescrizione la vittima del reato non avrà mai più Giustizia.
L’Italia ogni anno ormai dal 1959 viene condannata sistematicamente dalla Cedu (Commissione europea sui diritti umani) e precisimante 2.121 volte per violazione della Convenzione. Il nostro Paese si è così classificato al secondo posto, dietro solo alla Turchia (2.573 violazioni) e prima di Russia (1.079) e Polonia (874). Record non certo invidiabile, considerando l’articolo 27 della Costituzione che al comma 3 recita: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato»; e al comma 4 dello stesso si legge: «Non è ammessa la pena di morte».

Dal 2000 al 2012 ci sono stati ben 2020 decessi nelle carceri Italiane, l’Italia si trova in costante flagranza di reato considerando la Costituzione della Repubblica e le norme dell’Unione che l’Italia ha ratificato e quindi ha il dovere di applicare. Chi si scandalizza per un procedimento di clemenza come l’amnistia peraltro previsto dalla nostra Costituzione dovrebbe anche scandalizzarsi per lo Stato in cui sono tenuti circa 70.000 detenuti e le carceri in cui sono costretti a vivere e lavorare gli agenti di Polizia Penitenzieria, che con gravi carenza di personale fanno un lavoro egregio per garantire sicurezza e vivibilità all’interno delle strutture, gli operatori come gli psicologi, anche loro con vuoti di personale, gli educatori e i volontari.
È abbastanza difficile spiegarsi il silenzio e la latitanza dei mass media su una questione che dovrebbe toccare tutti i cittadini, come è appunto la drammatica urgenza di una riforma strutturale del sistema carcerario italiano. Se non fosse altro che secondo stime di Bankitalia una giustizia che non funziona costa l’ 1,1% del Pil e ancora, secondo stime del ministero della Giustizia, chi tra i detenuti usufruisce di provvedimenti di clemenza come l’amnistia e l’indulto o a pene alternative la recidiva è dello 0.01%

Se è vero quello che scriveva Dostoevskij che «il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni», l’Italia a quale grado di civiltà è? 

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Le sbarre della mente

lettEREtiche

“Aboliamo le prigioni?” è il titolo che tre anni fa l’editore Minimum Fax ha dato a una raccolta di saggi della mitica Angela Davis, che fin dagli anni Settanta combatte negli Usa la più difficile delle battaglie per i diritti civili: abolire il sistema carcerario. Forse meno… radicali, i Radicali dell’altrettanto mitico Pannella invocano, tanto per cominciare, una amnistia per la Repubblica italiana. E lo fanno a gran voce, ma con nonviolenza. Due utopie irrealizzabili? Forse sì. Ma se è vero, come è vero, che nessun essere umano nasce cattivo né marchiato dal peccato originale, come invece favoleggia la religione cristiana, nel frattempo ci si potrebbe chiedere perché si commette un delitto. In Italia c’è Massimo Fagioli, voce quasi solitaria della psichiatria, che sostiene: non c’è il Male né il peccato, c’è la malattia della mente, che va curata. Mentre in Brasile ai detenuti fanno leggere libri in cambio di sconti…

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Amnistia ORA e subito: basta ipocrisie e slogan populisti conditi dal nulla

lavocedentro

«Nulla è più semplice che tirare fuori espressioni e notazioni per flussioni e infinitesimali… ma se rimuoviamo il velo e guardiamo dietro, se, lasciando da parte le espressioni, ci mettiamo attentamente a considerare le cose stesse che si suppone siano da esse espresse o contrassegnate, scopriremo il vuoto, il buio e la confusione; anzi, se non mi sbaglio, impossibilità e contraddizioni dirette.»  George Berkeley

A chi si oppone alla proposta di amnistia di Pannella e dei radicali come unico provvedimento in grado di deflazionare lo stato di INgiustizia italiano, si potrebbe argomentare di contro con i numeri del costo annuo della nostra INgiustizia. Numeri da capogiro, con una spesa pubblica complessiva per tribunali e procure che supera i 7,5 miliardi di euro, la seconda più alta in termini pro-capite in Europa, dopo la Germania. Numeri di cause civili e penali pendenti, che bloccano di fatto gli investimenti esteri nel nostro Paese…

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Fecondazione assistita, Croazia-Italia 1 a 0

Mentre in Italia si continua ad alimentare il turismo procreativo e a negare diritti, nel caso specifico attraverso la legge 40, definita «legge-burqa» da Le Monde, nella “cattolica” Croazia viene approvata una nuova versione della legge sulla fecondazione medicalmente assistita. La legge è tra le più liberali e permissive in Europa perché, oltre al congelamento dei gameti maschili e femminili, consente anche il congelamento degli embrioni.
Il diritto alla fecondazione medicalmente assistita è garantito a tutte le coppie che non possono avere figli, incluse quelle di fatto, anche alle donne non sposate; restano purtroppo esplicitamente escluse le coppie lesbiche.
La precedenza è data alla fecondazione omologa, cioè all’uso di gameti prelevati all’interno della coppia. Il ricorso alla fecondazione eterologa, cioè l’uso di ovuli e gameti di donatori esterni, è permesso quando non è possibile utilizzare quelli dei futuri genitori o per evitare la trasmissione di malattie genetiche. È permessa anche la donazione di embrioni mentre resta vietata la maternità surrogata.

Questa legge nasce anche dal fatto che, secondo i dati del ministero della salute del paese della ex Jugoslavia, una coppia su sei in Croazia ha problemi di fertilità e la vecchia legge era limitativa poiché proibiva la conservazione degli embrioni.
Come al solito la Chiesa ha tuonato attraverso la Conferenza episcopale croata che definisce la legge «profondamente immorale e disumana» perché apre la porta «alla dissoluzione dei valori fondamentali del matrimonio e della famiglia».
A questa posizione fa eco il vicepresidente dell’Udc croata che rincarando la dose paragona la legge alle «tragedie umane dell’Olocausto e dei crimini del regime comunista». Il governo dal canto suo difende la legge dichiarando che si tratta di tutelare un diritto dei cittadini; chi vuole può avvalersene, chi la ritiene immorale non viene obbligato a fare nulla.
La Croazia fino al 1991 faceva parte del blocco sovietico, fino al 1995 è stata teatro di guerra e solo dal 2011 ha firmato il trattato per far parte dell’Ue.
L’Italia da 64 anni garantisce o almeno dovrebbe garantire la libertà, l’uguaglianza e il diritto alla salute secondo Costituzione. Mentre la Croazia corre per i diritti, l’Italia resta ferma al palo.
A questo punto, umiliato anche dai croati, il nostro Paese ha o no un serio problema di libertà, di sovranità di diritti?

Johnny Spata