Dentro di me

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Desiderio di te
Su di me
Della tua carne che brama
Me, come un incendio
In un fondersi di voglie
Sensazioni pensieri e gelosie
Senza limiti
Le mie mani che assaggiono
Il tuo corpo la mia lingua che ti gusta
La mia mente che ti custodisce
Il mio sesso che ti fa felice
Tu che esplodi in un urlo di piacere e godimento
Senza fine
In un abbraccio che raccoglie
Tutti gli amanti del mondo
Dove si incontra
Il Sogno e l’attesa
Il tempo che esiste solo per noi

-84 per non certificare il fallimento dello Stato di Diritto

84

Amnistia dal greco  amnestía, ”dimenticanza” con l’Amnistia si estingue il reato  e consiste nella rinuncia, da parte dello Stato  a perseguire alcuni reati, un provvedimento  di clemenza badate bene previsto nella Costituzione cosiddetta più bella del mondo, a patto che ne abbiano lette almeno due o tre, anche se la procedura dopo l’ultima amnistia datata 12 Aprile 1990 è resa più farraginosa, grazie all’avanzata di idee legalitari e giustizialiste, dopo l’onta di indignazione scaturite dallo scandalo tangentopoli, come se avere la fedina penale pulita  è sinonimo di correttezza morale ed intellettuale; il concetto di ”legalità” portata avanti da chi si definisce ”società civile”  che crede di essere superiore moralmente ed intellettualmente, a chi?  non si sa

da anni la sinistra in Italia ha preso una deriva legalitaria e di destra, il loro pensiero di ”legalità” fa rabbrividire, coincide con oppressione e giustizialismo, verso chiunque non accetti questo sistema sociale  e  lo status quo, questo clima alimentato da pseudo giornalisti liberi, che si ritengono tali solo perché non ricevono finanziamenti pubblici, che poi non sarebbe lesa maestà,se è garantito il pluralismo delle idee, siamo in italia, mica in America patria dei grandi network e dove la libertà di stampa è garantita dalla Costituzione, qui ancora oggi è soggetta a censura e sequestri, come da codice Rocco di fascistiana memoria , ma loro son liberi e non gli passa manco per l’anticamera del cervello di battersi per l’abolizione di legge censorie e punitive;

comunque torniamo all’amnistia l’anno scorso ad Aprile l’Italia ha ricevuto una condanna vincolante da parte della CEDU, è obbligata a rispettare i diritti umani nelle galere  e ad avere una giustizia rapida e giusta, ha tempo fino al 28 maggio per mettersi in regola e dare risposte , se no rischia una condanna di 300 milioni di euro, e il rischio di risarcire 20.000 detenuti tenuti in una condizione palese di violazione dei più elementari diritti umani, e semmai venissero accolte, si corre il rischio che la casse pubbliche già dissanguate dovrebbe sborsare fino a 2 miliardi di euro,

per ricordare qualche numero dal 2000 al 2014  i morti in galera son stati 2258 di cui 810 suicidi,

ai moralmente alti ed onesti , interesserà mai qualcosa di tutte queste vite spezzate, di tante persone morte in carcerazione preventive senza mai aver ricevuto una condanna definitiva e ancora per legge innocenti, in Italia si son ribaltate i principi del diritto

fateglielo capire a questi disumani il rispetto della Costituzione più bella del mondo

non vi preoccupate ora arriva la lista Tsipras, un’altra ondata di idee legalitarie e repressive

parafrasando Dalla ”cosa sara’ che ci spinge a picchiare il tuo re che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c’e’cosa sara”’

cosa sarà per chi non accetterà mai che il Paese di Beccaria è diventata quello dei vari Saint Just, dei Savonarola, e dei Berija,

i padri nobili della Costituzione come Calamandrei si staranno rivoltando nella tomba, forse è ora di abolire questa Costituzione,

perché se non è mai stata applicata in 66 anni, si certifica il suo fallimento

AMNISTIA,AMNISTIA,AMNISTIA, GIUSTIZIA e LIBERTA’

p.s. con un riforma seria ed ordinata del sistema carcerario e giudiziario, si risparmierebbero circa 1.3 punti percentuali di Pil, qualcosa come 16 miliardi di euro, ma loro son per la certezza della pena, in un Paese dove non esiste più la certezza del reato e tanto meno del Diritto

Johnny Spata

i partigiani della Costituzione

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i partigiani della Costituzione in Italia conoscono solo i primi 11 articoli anche se la stessa si compone di ben 139 articoli non conoscono ad l’art 27 che così recita  ”L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva” in questo Paese i principi del diritto si sono ribaltati, si è colpevoli a prescindere se si è famosi si guadagnano le prime pagine di molti giornali cosiddetti progressisti,  se poi si viene assolti perché è innocente , non si trovano due righe manco fra i necrologi ”Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” è del 8 Gennaio dell’anno scorso la sentenza pilota Torreggiani che condanna per l’ennesima volta l’italia per trattamenti inumani e degradanti,vincola l’Italia al rispetto dei diritti umani e della sua stessa legge in caso contrario si rischia una multa di 300 milioni di euro e risarcimento per circa 20.000 detenuti ‘Non è ammessa la pena di morte” in teoria in pratica nelle galere Italiane dal 2000 al 2014  ci son state ben 2238 morti di cui 803 suicidi.  I rimedi allo sfascio del sistema giudiziario e carcerario, ci sono e sono scritte in quella stessa Costituzione che non prevede solo 11 articoli,  ad esempio c’è l’art.79 che prevede l’amnistia e l’indulto , anche se la procedura è farraginosa.  una riforma della Giustizia come conseguenza dell’indulto e dell’amnistia farebbe risparmiare circa 1,2% del Pil , circa 15 miliardi di euro in termini strettamente economici.

Ultimo ma non ultimo in queste ore i partigiani della Costituzione si strappano le vesti per il decreto sulla liberazione anticipata del condannato ricordiamo che non è automatico, a decidere è sempre un Giudice, quindi di decreto svuota carcere non c’è nulla, e non usciranno mafiosi,assassini, rapinatori e stupratori, potrete dormire con le finestre aperte 

P.S. negli ultimi vent’anni in Italia i reati sono diminuiti, ma per la gioia di giustizialisti e manettari, tutto viene amplificato e sembra di vivere in un uno Stato di violenza e di guerra civile.
Magari studiate per bene la Costituzione e i suoi principi, siamo il Paese di Beccaria o di Savonarola?

Natale

carcere

 

in un Paese come l’Italia dove secondo statistiche il 95% della popolazione

è, sarebbe cattolico molto di quei cattolici a parole e per apparenza , sono in ordine per la

pena di morte , per la tortura, per la cacciata in mare degli immigrati,

per il taglio delle mano ai ladri e cosi via,

bene voi vi definite cattolici, ma con quale diritto , e con quale sostanza

ma dove è finita la carità cristiana, la pietas, l’amore per il prossimo?!

fagocitati da un’informazione scadente che invece di produrre conoscenza

coscienza, spirito critico;  alimenta pregiudizi, sospetti e fa leva sugli

istinti più bassi e biechi dell’uomo

solo per procacciare audience e pubblico che applaude, e la politica

per raccogliere consensi facili, senza sforzarsi più di tanto,

visto che in giro di statisti non ce n’è

in questi giorni ricorre il compleanno di un tizio che nacque a Betlemme

circa 2000 anni fa, Betlemme allora come oggi si trova in Israele,

Israele è un Paese extraeuropeo, e quindi Gesù  è extracomunitario

e si imbarcasse su un barcone ed approdasse presso le nostre coste,

verrebbe imputato del reato di clandestinità e rinchiuso in un Cie

per un tempo indefinito ed indefinibile,

ma voi da buoni cattolici non muoveresti un dito per salvarlo

anzi per far bella figura dalla vostra bocca uscirebbero frasi

del tipo ”Uccidiamoli tutti nessuna pietà!”

”Morissero tutti …a casa sua ..parassiti” e  ”tutti nei forni” e non dite che non è vero

perché si odono e si leggono ogni giorno frasi del genere

ora la vostra obiezione è mica possiamo accoglierli tutti,

no che non possiamo accoglierli tutti, ma il senso di umanità,

di amore per il prossimo , di solidarietà dove è finito?

quei disgraziati che salpano con un barcone

non lo fanno per divertimento o per farsi una crociera

c’è gente che scappa dalla guerra , gente che scappa perché è perseguitata

per via del credo religioso,politico, per i gusti sessuali.

in questi giorni i 4 gatti radicali e qualche prete hanno promosso per il giorno di Natale

la marcia per l’amnistia , so già i vostri pensieri, chi sbaglia deve pagare, che siete per la certezza

della pena, a volte in questo Paese non esiste manco la certezza del reato,(informazione gratuita)

figuriamoci la pena

che godete se ad un’altra persona viene inflitta tortura fisica o psicologica

come se fossimo in un sistema medievale, che per l’espiazione della pena prevede la punizione e la sofferenza

corporale, più sangue e più sofferenza c’è e più siete soddisfatti, ma io da buon ateo, libertario

vi dico che chi usufruisce di misure alternative o provvedimenti di clemenza difficilmente torna a delinquere

che negli ultimi vent’anni i reati in questo Paese sono calati sensibilmente

nonostante tutte le cazzate riabbattute dalla tv e da molti giornali , che ve li amplifica fino a che un reato

non viene centuplicato, ma voi siete tutti belli buoni e ”cattolici”

modestamente credo ,anzi  son sicuro che voi

tra Gesù e Barabba non avreste salvato né l’uno e né l’altro

li avreste condannati a morte entrambi, e lo rifaresti ancora oggi

solo per omologarvi alla massa e paura del giudizio altrui,

da brave bestie ammaestrate, senza cognizione di causa,

solo perché così fan tutti, badate bene, la massa non pensa

agisce secondo gli istinti del momento , a secondo da dove tira il

vento e il più delle volte è dalla parte sbagliata,

ma contento voi della vostra mediocrità , nessuno obietta

” voi da buoni farisei , perché pagate la decima della menta, dell’aneto e del comino, e trascurate le cose più importanti della legge:

il giudizio, la misericordia, e la fede. Queste sono le cose che bisognava fare, senza tralasciare le altre. Guide cieche, che filtrate il moscerino e inghiottite il cammello”

la prossima volta che andate a messa solo per scaldare il banco ed annuire al prete , che magari mentre il reverendo fa la predica e voi vi addormentate

fermatevi alla soglia della porta della Chiesa e fatevi un esame di coscienza, non si sa mai potreste scoprirvi più ateo di me.

e continuando , e questo soltanto Voi vi scoprireste , sadici, vendicativi e tanto tanto ipocriti

e comunque Buon Natale

Spiccioli di bontà

lettEREtiche

spiccioliCi sarà un momento in cui questa sbornia di bontà ci ricondurrà dannatamente al presente. Quando sarà finita la gara a chi è più pio, a chi riconosce con maggiore estasi la novità di un papa che fa finalmente il papa, torneranno quei reietti, quegli ultimi di cui tutti si riempiono oggi la bocca, a reti unificate, a Camere unificate. Torneranno perché sono ancora vivi, in carne e ossa: esistenti, anche se malconci e disperati. Anche se li abbiamo ben nascosti dietro sbarre e impegni solenni. Perché sono esseri umani: non belle parole da comporre invertendone soltanto l’ordine a caccia della frase più bella, non monetine da consegnare nel cappello vuoto della loro fantasia per poter tornare più sereni alle proprie rampanti esistenze. Esseri umani. Sotto i ponti e nelle baracche, nei prefabbricati e nelle macerie, negli ospedali e nei “manicomi”, nelle carceri e nei Cie, nel delirio della mente…

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1984 di George Orwell

1984

 

 

 

 

 

 

LA GUERRA È PACE
LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ
L’IGNORANZA È FORZA
Si diceva che il Ministero della Verità contenesse tremila stanze al di sopra del livello stradale e altrettante ramificazioni al di sotto. Sparsi qua e là per Londra vi erano altri tre edifici di aspetto e dimensioni simili. Face-vano apparire talmente minuscoli i fabbricati circostanti, che dal tetto degli Appartamenti Vittoria li si poteva vedere tutti e quattro simultaneamente. Erano le sedi dei quattro Ministeri fra i quali era distribuito l’intero appara-to governativo: il Ministero della Verità, che si occupava dell’informazio-ne, dei divertimenti, dell’istruzione e delle belle arti; il Ministero della Pa-ce, che si occupava della guerra; il Ministero dell’Amore, che manteneva la legge e l’ordine pubblico; e il Ministero dell’Abbondanza, responsabile per gli affari economici. In neolingua i loro nomi erano i seguenti: Miniver, Minipax, Miniamor e Miniabb.
Fra tutti, il Ministero dell’Amore incuteva un autentico terrore. Era asso-lutamente privo di finestre. Winston non vi era mai entrato, anzi non vi si era mai accostato a una distanza inferiore al mezzo chilometro. Accedervi era impossibile, se non per motivi ufficiali, e anche allora solo dopo aver attraversato grovigli di filo spinato, porte d’acciaio e nidi di mitragliatrici ben occultati. Anche le strade che conducevano ai recinti esterni erano pat-tugliate da guardie con facce da gorilla, in uniforme nera e armate di lun-ghi manganelli.
Winston si girò di scatto. Il suo volto aveva assunto quell’espressione di sereno ottimismo che era consigliabile mostrare quando ci si trovava da-vanti al teleschermo. Attraversò la stanza ed entrò nella minuscola cucina. Uscendo a quell’ora dal Ministero, non aveva potuto mangiare alla mensa e sapeva bene che in cucina c’era solo un pezzo di pane nero destinato alla prima colazione del giorno dopo. Tirò giù dalla mensola una bottiglia di liquido incolore con una semplice etichetta bianca: GIN VITTORIA. E-manava un odore nauseante, oleoso, che ricordava l’alcol di riso cinese. Winston si versò il corrispondente di una mezza tazza da tè, si preparò al colpo, poi l’ingoiò come se si trattasse di una medicina.
La faccia gli si fece subito rossa, mentre gocce d’acqua gli uscivano da-gli occhi. Quella roba sapeva di acido nitrico. Quando la si ingoiava, era
come se qualcuno vi colpisse alle spalle con uno sfollagente. In ogni caso, un attimo dopo il bruciore nel ventre di Winston si calmò e il mondo co-minciò a sembrargli meno tetro. Prese una sigaretta da un pacchetto sgual-cito con la scritta SIGARETTE VITTORIA e la tenne incautamente verti-cale, al che tutto il tabacco cadde per terra. Andò meglio con la successiva. Ritornò nel soggiorno e si sedette a un tavolino collocato alla sinistra del teleschermo. Tirò fuori dal cassetto un portapenne, una boccetta d’inchio-stro e uno spesso quaderno di grosso formato, ancora intonso, con la costa rossa e la copertina marmorizzata.
Per un qualche misterioso motivo, nel soggiorno il teleschermo si trova-va in una posizione insolita: invece che nella parete di fondo, com’era la norma, da dove avrebbe potuto controllare tutta la stanza, era stato messo sulla parete più lunga, di fronte alla finestra. A uno dei suoi lati vi era una specie di rientranza poco profonda, nella quale era seduto Winston. Nelle intenzioni di chi aveva a suo tempo costruito gli appartamenti, doveva for-se servire a contenere scaffalature per libri. Sedendo in questa rientranza con le spalle ben addossate al muro, Winston poteva restare fuori del rag-gio visivo del teleschermo. Poteva essere udito, naturalmente, ma finché non mutava posizione, non era possibile vederlo e, forse, proprio la parti-colare conformazione della stanza gli aveva suggerito ciò che ora stava per fare.
Gliel’aveva suggerito anche il quaderno che aveva appena preso dal cas-setto. Era un quaderno di rara bellezza, con la carta liscia e vellutata, appe-na ingiallita dal tempo, di un tipo che non si produceva da almeno quaran-t’anni. Winston poteva facilmente capire, tuttavia, che il quaderno era an-che più antico. L’aveva visto nella vetrina di una sudicia bottega di rigattie re in un miserabile quartiere della città, di cui aveva scordato il nome, ed era stato immediatamente assalito dall’insopprimibile desiderio di possederlo. A rigor di termini, i membri del Partito non potevano entrare nei ne-gozi normali (un’azione del genere veniva definita “fare acquisti al libero mercato”), ma il divieto non veniva rispettato in senso stretto, perché vi e-rano diverse cose, come le stringhe per le scarpe e le lamette da barba, che non ci si poteva procacciare altrimenti. Winston aveva gettato una rapida occhiata a entrambi i lati della strada, poi era entrato di soppiatto nella bot-tega e aveva comprato il quaderno, pagandolo due dollari e cinquanta cen-tesimi. In quel momento non sapeva neanche per quale motivo particolare lo desiderasse tanto. L’aveva messo nella cartella e se l’era portato a casa avvertendo un certo senso di colpa: anche se non vi era scritto niente, era
un oggetto compromettente.
Ciò che ora stava per fare era iniziare un diario, un atto non illegale di per sé (nulla era illegale, dal momento che non esistevano più leggi), ma si poteva ragionevolmente presumere che, se lo avessero scoperto, l’avrebbe-ro punito con la morte o, nella migliore delle ipotesi, con venticinque anni di lavori forzati. Winston inserì un pennino nella cannuccia, poi lo succhiò per rimuovere la sporcizia. Questo tipo di penna era uno strumento anti-quato che non si usava quasi più, nemmeno per firmare, ed egli era riuscito a procurarsene una, clandestinamente e non senza difficoltà, solo perché sentiva che quella bella carta vellutata meritava che ci si scrivesse sopra con un pennino vero, e non di essere graffiata da una penna qualsiasi. In effetti, non era abituato a scrivere a mano. Eccezion fatta per appunti bre-vissimi, dettava tutto al parlascrivi, che non poteva certo utilizzare in quel-la circostanza. Intinse la penna nell’inchiostro, poi ebbe un attimo di esita-zione. Tremava fin nelle viscere. Segnare quella carta era un atto de-finitivo, cruciale. A lettere piccole e goffe scrisse:
4 aprile 1984.
Appoggiò la schiena alla sedia, sopraffatto da una sensazione di totale impotenza. Tanto per cominciare, non era affatto sicuro che fosse davvero il 1984. La data doveva essere più o meno quella, perché era certo di avere trentanove anni, di essere nato nel 1944 o 1945, ma oggigiorno era possibi-le fissare una data solo con l’approssimazione di un anno o due.
Per chi, si chiese a un tratto, scriveva quel diario? Per il futuro, per gli uomini non ancora nati. La sua mente indugiò per un attimo su quella data dubbia fissata sulla pagina, poi andò a cozzare contro la parola in neolin-gua bipensiero. Solo allora si rese pienamente conto di quanto fosse teme-rario ciò che aveva intrapreso. Come fare a comunicare col futuro? Era una cosa di per se stessa impossibile. O il futuro sarebbe stato uguale al presen-te, nel qual caso non l’avrebbe ascoltato, o sarebbe stato diverso, e allora le sue asserzioni non avrebbero avuto senso.
Per qualche tempo restò come intontito a fissare la pagina, mentre dal te-leschermo proveniva una stridula marcia militare. Era curioso che non solo avesse dimenticato come esprimersi, ma che non sapesse neanche più che cosa voleva dire originariamente. Erano settimane che si preparava a que-sto momento, e aveva sempre pensato che ci volesse solo del coraggio. L’atto della scrittura sarebbe stato facile. Non avrebbe dovuto fare altro che
riportare sulla carta quel monologo diuturno e inquieto che da anni, lette-ralmente, gli scorreva nella mente. Ora, però, anch’esso si era prosciugato. L’ulcera varicosa, inoltre, aveva cominciato a prudergli in maniera insop-portabile. Non osava grattarsela perché, a farlo, si sarebbe certamente in-fiammata. I secondi passavano. Aveva coscienza soltanto della pagina vuo-ta davanti a sé, della pelle della caviglia che gli prudeva, dello strepitio della musica e di una leggera sonnolenza indotta dal gin.
All’improvviso prese a scrivere, in preda al panico più puro, consapevole solo in parte di quello che stava buttando giù. La sua calligrafia piccola e infantile si muoveva in maniera disordinata per la pagina, dapprima trascu-rando le maiuscole, poi anche i punti fermi.
4 aprile 1984. Ieri sera al cinema. Solo film di guerra. Uno ottimo di una nave piena di rifugiati bombardata da qualche parte nel Mediterrane-o. Il pubblico molto divertito dalla scena di un grassone grande e grosso che cercava di sfuggire a un elicottero che lo inseguiva. Lo si vedeva pri-ma sguazzare nell’acqua come un delfino, poi attraverso i congegni di mi-ra dell’elicottero, dopodiché era pieno di buchi e il mare attorno a lui di-ventava rosa ed egli affondava all’improvviso come se i buchi avessero fat-to entrare l’acqua. il pubblico dette in grosse risate quando l’uomo affon-dò. poi si vedeva una scialuppa di salvataggio piena di bambini con un e-licottero che le volteggiava sopra. c’era una donna di mezz’età forse un’e-brea seduta a prua con un bambino di tre anni fra le braccia. il bambino strillava dalla paura e nascondeva la testa fra i seni della madre come se volesse scavarsi un rifugio nel suo corpo e la donna lo abbracciava e lo confortava anche se era anch’essa folle di terrore, coprendolo per quanto poteva come se le sue braccia potessero allontanare da lui i proiettili. poi l’elicottero sganciò una bomba da 20 chili che li prese in pieno un baglio-re terribile poi la barca volò in mille pezzi. poi ci fu una bellissima inqua-dratura del braccio di un bambino che andava su su su nell’aria doveva averlo seguito un elicottero con una cinepresa sul muso e uno scroscio di applausi si levò dai posti riservati ai membri del Partito ma una donna nel settore destinato ai prolet cominciò a fare un gran baccano gridando che non dovevano far vedere queste cose ai bambini no finché la polizia non l’ha buttata fuori credo che non le sia successo nulla nessuno si preoccupa di quello che dicono i prolet era stata una reazione tipica dei prolet loro non…
Winston smise di scrivere, anche perché gli era venuto un crampo alla mano. Non sapeva che cosa lo avesse indotto a buttar giù quella robaccia, ma il fatto curioso era che mentre scriveva gli era affiorato alla mente un ricordo del tutto diverso, in maniera così nitida che quasi sentiva di poterlo descrivere con accuratezza. Anzi, ora si rendeva conto che era stato pro-prio quell’avvenimento a spingerlo a tornare a casa in anticipo e a dare ini-zio al suo diario.
Era accaduto (sempre che si potesse dire che un qualcosa di così indi-stinto fosse realmente accaduto) quella mattina al Ministero.
Erano quasi le undici e nell’Archivio dove lavorava Winston stavano ti-rando le sedie fuori dai cubicoli per raggnipparle al centro della sala, di fronte al grande teleschermo, in preparazione dei Due Minuti d’Odio. Win-ston stava giusto prendendo posto in una delle file centrali, quando ina-spettatamente erano entrate due persone che lui conosceva di vista, ma a cui non aveva mai rivolto la parola. Una era una ragazza che aveva spesso incontrato nei corridoi. Ne ignorava il nome, ma sapeva che lavorava al Reparto Finzione. Forse (infatti l’aveva vista qualche volta con una chiave inglese in mano, le dita unte di grasso) aveva qualche incarico di natura puramente meccanica relativo a una di quelle macchine scrivi-romanzi. Era una ragazza dall’aria risoluta, di circa ventisette anni, folti capelli neri, la faccia punteggiata di lentiggini e movimenti rapidi, atletici. Una sottile fascia scarlatta, simbolo della Lega Giovanile Antisesso, le girava più vol-te intorno alla vita, sufficientemente stretta per mettere in mostra la forma armoniosa dei fianchi. Winston l’aveva detestata dal primo momento in cui l’aveva vista, e sapeva anche il perché: era a motivo di quell’aria da campi di hockey, bagni freddi, gite di gruppo e indefettibile rigore morale che emanava dalla sua persona. Detestava quasi tutte le donne, soprattutto quelle giovani e graziose. Erano infatti le donne — e specialmente le più giovani — a fornire al Partito i suoi affiliati più bigotti, pronte com’erano a ingoiare ogni slogan, a prestarsi a fare le spie dilettanti e le scopritrici dei comportamenti eterodossi. Questa ragazza, in particolare, gli dava l’im-pressione di essere più pericolosa delle altre. Una volta, mentre percorre-vano il corridoio, lei gli aveva lanciato una rapida occhiata obliqua, come se volesse attraversarlo da parte a parte. Per un istante si era sentito pren-dere dal terrore. Aveva perfino pensato che potesse essere un’agente della Psicopolizia, anche se la cosa era assai improbabile. In ogni caso, tutte le volte che la ragazza si trovava nelle sue vicinanze, lui continuava ad avver-tire un certo disagio, un misto di paura e ostilità.
L’altra persona era un uomo di nome O’Brien, membro del Partito Inter-no e titolare di un qualche incarico così importante e inattingibile, che Winston se ne poteva fare solo un’idea vaga. Per un attimo, nel vedere l’uniforme nera di un membro del Partito Interno che si avvicinava, un mormorio percorse le file di quanti si affaccendavano attorno alle sedie. O-‘Brien era un uomo corpulento, tarchiato, con il collo largo, il volto tozzo e brutale, ma non privo di una certa arguzia. Malgrado l’aspetto terrificante, i suoi modi erano garbati. Aveva il vezzo di riaggiustarsi di continuo gli oc-chiali sul naso: un gesto curiosamente disarmante perché, per qualche stra-no motivo, lo si associava a una persona beneducata; un gesto che, se fosse stato possibile pensare in questi termini, avrebbe potuto evocare un genti-luomo del Settecento che offrisse una presa dalla sua tabacchiera. Winston lo aveva visto sì e no una dozzina di volte in altrettanti anni. Si sentiva profondamente attratto da lui, e non solo perché era incuriosito dal contra-sto fra i modi urbani che esibiva e il suo fisico da pugile. Molto più lo affascinava la segreta convinzione (ma forse era una speranza, più che una convinzione) che l’ortodossia politica di O’Brien non fosse perfetta. Qual-cosa nel suo volto pareva suggerirlo in maniera irresistibile. O forse a es-sergli stampata in faccia non era tanto l’eterodossia ma, semplicemente, l’intelligenza

 

Pagine tratte dal libro ”1984 di George Orwell”