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bersanipapaRatzinger ha potuto assistere da vivo alla celebrazione del proprio funerale: e chi non vorrebbe provare un’esperienza simile? Poi ha lasciato vuoto il soglio di Pietro per essere tradotto, a media unificati e con un elicottero di Stato (italiano), a Castelgandolfo. Si prospetta, dunque, un lasso di tempo senza papa e con i cardinali chiusi a chiave: quale occasione migliore per i peccatori più sfrenati o, almeno, per discutere di diritti civili senza ingerenze? Ma una strana coincidenza vuole che nemmeno lo Stato italiano abbia una guida e la prospettiva di una ammucchiata di governo ha del peccaminoso, ma anche dell’indecidibile. Allora, prima che il Vaticano possa contare su due papi e organizzare un golpe in Italia con le sue guardie svizzere, ecco la soluzione: al Quirinale Bonino, donna e laica; presidenza del Consiglio a Grillo, così “vediamo cosa sa fare” e magari alla Sanità va un chirurgo, alle Telecomunicazioni…

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«Che cosa è questo paese?»

OS

«Che cosa è questo paese?» Lettere di Anna Maria Ortese e Leonardo Sciascia

Racalmuto, 4 XI 78

 Cara Anna Maria Ortese,

mi scusi se rispondo con tanto ritardo alla Sua del 7 luglio ma proprio quel giorno sono venuto qui in campagna (a lavorare all’affaire Moro1 che a parte Le mando) e solo ora ho cominciato a vedere la posta che si è accumulata in questi mesi. Per scrivere un libro, ogni anno, ho bisogno di un quasi assoluto isolamento. Spero mi si capisca e mi si perdoni.

La sua lettera mi ha fatto tanto piacere. Le sue domande sono anche le mie. E principalmente questa: che cosa è questo paese? Un paese, sembra, senza verità; un paese che non ha bisogno di scrittori, che non ha bisogno di intellettuali. Disperato. Pieno di odio. E nella disperazione e nell’odio propriamente spensierato, di una insensata, sciocca vitalità. Sembra. E poi si scopre – come io l’ho scoperto in questi ultimi mesi – che c’è invece come nascosto, come clandestino, un paese serio, pensoso, preoccupato, spaventato. Ma intanto dobbiamo fare i conti con quell’altro paese, quello del potere, dei poteri: quello che non vuole la verità, che non ci vuole, che ci costringe a quella che Moravia chiama estraneità dolorosa. Ed è davvero duro sentirsi come stranieri. (Lei vede quel che mi accade per ora: bersaglio degli imbecilli, degli invidiosi, dei servi, e per aver scritto una verità che mi pare persino ovvia).

Sì, credo anch’io nel «male». Nell’oggettività del «male». Nel male che torna a invadere l’uomo che non sa più coltivare il bene: così come qui, intorno a me, la campagna non più coltivata è ora invasa dalle erbe.

Mi piacerebbe incontrarLa. Se qualche volta va a Roma o a Milano, provi a cercarmi all’hotel Mediterraneo (Roma) o Manzoni (Milano): io mi metterò in viaggio verso la fine del mese.

Con i saluti più cari, mi creda

 

suo

Leonardo Sciascia

1    L’affaire Moro, Palermo, Sellerio («La Civiltà perfezionata»), 1978.

Purtroppo è andata perduta  la lettera della Ortese del 7 luglio 1978, che è all’inizio della corrispondenza tra i due scrittori,alla quale fa riferimento Sciascia nella risposta del 4 novembre 1978.  Il carteggio è conservato presso l’archivio di Stato in Napoli