In Italia un diritto non si deve dare mai per scontato e pianamente acquisito. Specialmente se è un diritto delle donne. Ci sarà sempre qualcuno pronto a negarlo o metterlo in discussione. Parliamo dell’interruzione di gravidanza . Alla luce dei fatti successi in questi ultimi giorni.
L’interruzione di gravidanza fino al 1978 era reato e vietata per legge. Ma non voleva dire che non si praticasse. Anzi veniva praticata in modo clandestino e fuori da ogni regola medica, a praticarlo erano le cosiddette ‘’mammane’’ e nella maggior parte dei casi moriva la gestante oltre al feto.
Nel febbraio del 1975 una sentenza della Corte Costituzionale dichiarava ‘’pur ritenendo che la tutela del concepito ha fondamento costituzionale, consentiva il ricorso alla IVG per motivi molto gravi’’. e di conseguenza arrivo la legge 194/78 che regolamentava l’aborto e confermata dal refendum sullo stesso era il 1981.
Non mancarono gli attacchi e gli insulti da una parte del mondo cattolico e come al solito dalla Chiesa Apostolica Romana, cui cercarono di boicottare in tutti i modi la consultazione referendaria.
Ancora una volta con il referendum il popolo si dimostrava più avanti dei governanti e nel maggio del ‘81 si raggiunse il quorum. Finalmente si chiudeva con le ‘’ mammane’’gli aborti clandestini e col numero altissimo di decessi tra le partorienti.
Ma il quorum non bastò a far accettare unanimemente la decisione del popolo sovrano. Da quel giorno con attacchi ancora più duri verso un diritto finalmente riconosciuto si cercherà in tutti i modo di boicottarlo e di vietarlo. Alcuni esempi i medici che praticano l’aborto vengono emarginati e gli viene quasi impedito l’avanzamento di carriera , trattati quasi come appestati. In certi ospedali nel 2012 è di fatto impossibile abortire in quanto per evitare ”guai” la quasi totalità dei medici si dichiara ‘’obiettore di coscienza’’ salvo poi praticare nelle cliniche private, cosa che è severamente vietata dalla legge 194.
Notizia di questo ultimo mese i ‘’pro-life’’ sono tornati a manifestare con l’appoggio di Chiesa e politici cattolici. chiedendo l’abolizione dell’aborto e accostando lo stesso all’”omicidio” quindi criminalizzando e colpevolizzando chi fa una scelta dolorosa e non certo facile, data da un diritto.
Il 20 giugno la Consulta è chiamata  a pronunciarsi ancora una volta sull’IVG  dovrà pronunciarsi sull’articolo 4 della legge 194 sull’aborto, quello relativo alle circostanze che legittimano l’interruzione della gravidanza. Poichè  un giudice tutelare di Spoleto si è rivolto alla Consulta dopo che una sedicenne ha chiesto di poter abortire senza coinvolgere i genitori. La Corte Costituzione è chiamata a decidere se la norma è in contrasto con una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che stabilisce «L’embrione umano è stato riconosciuto quale soggetto da tutelarsi in modo assoluto».
Pur riferendosi al caso specifico della ragazza di Spoleto. Potrebbe avere importanti ricadute sul diritto della donna e il ricorso all’interruzione di gravidanza
È partita la mobilitazione in rete con l’hashtag #save194. E gli appelli dell’associazione Luca Coscioni.

Johnny Spata

ritorno alle ”mammane”?

”femminicidio”‏

un impianto sociale e culturale che promuove l’aggressività  maschile e giustifica la violenza contro le donne. Accade nelle società dove la violenza è considerata affascinante e il rispetto  violenza. In una cultura misogina. le donne subiscono continue  violenze che vanno  dai commenti sessuali più o meno espliciti, alle molestie psicofisiche, fino all’omicidio. In questo squallido contesto uomini e donne tendono a giudicare come un fatto ‘’normale’’ di vita la violenza verso le donne. Da secoli le donne passano da muse ispiratrici  a serva e portatrici malate del ‘’peccato’’ e quindi da punire ed emarginare. Da sempre filosofia e religioni fanno a gara per dipingere la femmina solo come strumenti buono da usare nel bisogno e poi rimettere nello sgabuzzino né più e né meno di un utensile. Continuando a dare  queste idea distorta della donna il loro sterminio non finirà mai, e ancora meno la violenza perpetrata a loro danno. Dall’inizio dell’anno in Italia sono state uccise 55 donne. Storie di donne tutte diverse, ma tutte con la stessa drammatica fine. L’ultima in ordine di tempo una donna Pakistana, uccisa a Modena si presume dal marito. Perché vestiva all’occidentale. Siamo davvero la Patria della misoginia e del sessismo? Ripassando i dati delle varie violenze e degli omicidi; sembra proprio di si. Siamo anche senza speranza? No. Se iniziamo dalle nuove generazioni ad insegnare l’amore,il rispetto e la libertà verso il sesso opposto a quello maschile,in una sola parola evolviamoci. Chiudendo per sempre con retaggi che dovrebbero appartenere ad un passato buio e lontano, ma su cui continuare a riflettere per non ripetere sempre e ostinatamente gli stessi errori ed orrori. Non c’è amore nella violenza ma solo odio e disprezzo. C’è chi si ostina a chiamare questi delitti; omicidi ‘’passionali’’; ma  chi usa  violenza vive  rapporti malati,dove la donna diventa qualcosa di proprietà a proprio uso e consumo e  senza dignità. Da qualche tempo a questo parte va di moda un lemma nuovo per definire l’omicidio delle donne il  ‘’femminicidio’’ parola alquanto gretta e che serve a nascondere e giustificare una piaga sociale, quasi a farla diventare estranea ai più ,come se non riguardasse ogni singolo cittadino. Come sempre la donna diventa corpo estraneo della stessa come se non fosse parte integrante ed autorevole di essa,con diritti,dignità,libertà ed uguaglianza, qualcuno vorrebbe introdurre il reato di ‘’femminicidio’’ . come se non esistesse già il reato di omicidio, si ci deve inventare l’aggravante.  A che serve introdurre nuove reati e nuove pene, se non migliora  la società e con essa la mentalità , e i costumi. una società che continua ad odiare e a negare diritti.  Fino a quando dovremmo sopportare questa mattanza? Prima o poi qualcuno inizierà ad impartire una cultura sana sul rispetto degli esseri umani.si dovrebbe inziare per chi ha rinuncitato a cotanta umanità,per gli impotenti che uccidono in nome dell’ ”Amore”. partendo dalla donna e con le donne. Poiché  il giorno in cui sarà uccisa l’ultima donna,quel dì finirà l’umanità

Meno ipocrisia e più diritti

Legalizzare, regolamentare e tassare la prostituzione porterebbe un po’ di respiro nelle disastrate casse delle finanza pubblica, altresì sarebbe un toccasana per il decoro urbano. Ma il vero motivo è che regolamentare la prostituzione renderebbe sicuro “il servizio” sia per chi esercita la professione, sia per chi ne usufruisce; inoltre risolverebbe il problema sanitario nei bordelli improvvisati, senza nessun tipo di controllo igienico, ricettacolo di malattie contagiose più o meno gravi. Altro problema è la sicurezza fisicadelle prostituite, in balia a bande e delinquenti d’ogni tipo e dei clienti, quotidianamente vittime di rapine, di soprusi e di violenza fisica e morale, ricattate e sottomesse in qualsiasi, modo. Gli ultimi fatti di cronaca parlano di ragazze usate come merce di scambio in bische clandestine. Si sono accese le luci per un paio di giorni e poi di nuovo buio.

Legalizzare la prostituzione è un tema intoccabile in Italia, soprattutto da parte di quei politici moralisti della domenica buoni per la messa, che con logiche di repressione alla fine hanno risolto poco o nulla. Con ordinanze contro la prostituzione il problema si è solo spostato ai margini della città, o ha cambiato metodi. E poi si sa è immorale. Immorale a tal punto che da vari fatti di cronaca si è saputo che alcuni politici si accompagnano a professioniste del sesso. Non ci sarebbe nulla di scandaloso se non fosse vietato alla luce del sole e poi praticato nel buio della notte, con tanta ipocrisia.

In Germania la Prostitutionsgesetz (legge sulla prostituzione) del 2002 ha legalizzato il lavoro sessuale riconoscendo alle/ai professionisti del sesso il diritto all’assistenza, al trattamento pensionistico e previdenziale. In materia prevale la legislazione regionale e in alcuni Länder tali diritti e la prostituzione non è consentita e né riconosciuta. Gli obiettivi della legge sono migliorare la posizione giuridica e sociale di coloro che vendono prestazioni sessuali; migliorarne le condizioni di lavoro; eliminare la prostituzione illegale e il traffico; migliorare la posizione giuridica e sociale di coloro che vendono prestazioni sessuali e metterli in condizioni di cambiare lavoro se vogliono. E addirittura si permette ai clienti over 65 di scaricare la prestazione sessuale nella dichiarazione dei redditi.

Leggi simili ci sono anche nei Paesi Bassi, Austria, Svizzera. Per esempio in Austria chi vuole esercitare la professione lo fa in totale sicurezza in quando affitta le camere in un hotel dotato di sistemi di vigilanza e stretti controlli sanitari. Così come in Svizzera, dove la legge obbliga a dichiarare il proprio domicilio alla polizia e c’è una sorta di patente per chi “affitta camere” consentendo ai sindaci di vietare la prostituzione in strada. In Olanda la prostituzione è legale dal 1815, dal 2000 sono legali anche i locali in cui si esercita.

Di contro dove la prostituzione è vietata e criminalizzata aumenta lo sfruttamento, la violenza e il reddito delle varie mafie. Gli italiani che si accompagnano con i professionisti del sesso sono 9 milioni. Di recente, a causa della crisi, sono nati bordelli illegali e assolutamente non controllati. Non sarebbe ora di tutelare anche questa professione con diritti e doveri a norma?

L’eutanasia non è un tabù

L’eutanasia non è un tabù

Il significato letterale del termine eutanasia è buona morte. Oggi si definisce eutanasia la pratica medica volta ad alleviare la sofferenza di un malato terminale.
Ci sono vari modi di praticare l’eutanasia. C’è l’eutanasia passiva quando il medico si astiene dal praticare cure per tenere in vita il malato; eutanasia attiva quando si mette fine in modo diretto alla sofferenza. Entrambe nel nostro paese costituiscono reato penalmente perseguibile, con pene che vanno dai 6 ai 15 anni di carcere, in quanto l’Italia non ha mai legiferato in materia. Come per tanti altri temi eticamente sensibili il dibattito è molto vivace, e come sempre accade anche la Chiesa Cattolica, avendo come megafono politici che dimenticano di rappresentare l’intera Nazione e non una parta di essa, è scesa campo tuonando che la vita appartiene a Dio e solo lui ha il potere di darla e toglierla. Di parere opposto la Chiesa Valdese che si dichiara a favore dell’eutanasia.
Ora poiché nessuno si sognerebbe di imporre leggi allo Stato del Vaticano, è chiaro che ci si aspetta lo stesso rispetto nei confronti della Repubblica Italiana che, fino a prova contraria, è uno Stato laico e sovrano. Il vecchio adagio Libera Chiesa in Libero Stato è più che mai attuale, considerato anche che il potere temporale ecclesiastico finì il 20 settembre 1870 con la Breccia di Porta Pia.

Negli ultimi anni casi limite come quello di Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro hanno fatto riaccendere il dibattito sull’eutanasia.
Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare e ormai impossibilitato a muoversi, scrisse al Presidente della Repubblica Napolitano invocando per sé l’eutanasia; il Presidente scrisse alle Camere chiedendo di prendere decisioni immediate e concrete. Correva l’anno 2006. Il 21 dicembre dello stesso anno Welby si spegneva, scatenando commozione e nuovi dibattiti.
Del 2007 è il caso di Giorgio Nuvoli, il quale chiedeva che fosse staccato il respiratore che lo teneva in vita; per evitare che qualche medico attuasse la procedura, il capezzale di Nuvoli fu presidiato dai Carabinieri. Nuvoli si lasciò morire di fame.
Forse il caso che ha fatto più scalpore e destato attenzione e infuocati dibattiti è quello di Eluana Englaro, in stato vegetativo dal 1992 a causa di un incidente stradale; quando era ancora nel pieno delle proprie facoltà mentali la Englaro aveva sempre dichiarato di rifiutare, in caso di malattia terminale o stato vegetativo, i trattamenti medici per essere tenuta artificialmente in vita. Dopo anni di battaglie legali il caso approdò nel 2006 davanti alla Corte di Cassazione, che rinviò tutto alla Corte d’Appello di Milano per un vizio di procedura; finalmente nel 2008 il padre di Eluana riuscì ad ottenere l’autorizzazione per l’interruzione dei trattamenti di idratazione e alimentazione forzata.
Il Procuratore Generale di Milano fece appello contro la sentenza, ma venne bocciato.
Nel 2009 il governo Berlusconi preparò un decreto ad hoc per bloccare la sentenza, decreto che fu respinto dal Presidente della Repubblica. Nel frattempo venne attuata la sentenza della Corte d’Appello di Milano ed Eluana si spense in una clinica di Udine nel 2009.

In questi ultimi 10 anni ci sono state varie proposte per regolamentare la materia.
Nel luglio del 2000 l’allora Ministro per la Sanità Veronesi affermò che «l’eutanasia non è un tabù», auspicando di trovare in tempi brevi una soluzione al problema. Nell’agosto 2001 i Radicali presentarono una proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo Legalizzazione dell’eutanasia. Nella XIV legislatura sono stati presentati diversi progetti di legge: le due proposte, una sul testamento biologico e una sulla depenalizzazione dell’eutanasia, promosse dall’associazione Libera Uscita, e il disegno di legge de La Rosa nel Pugno; anche durante la XV legislatura sono stati presentati diversi progetti. Nella XVI un solo progetto, d’iniziativa radicale; molte invece sono state le iniziative di segno opposto, sostenute da parlamentari clericali, tra cui l’ultimo discusso in Parlamento, il decreto Calabrò sul testamento biologico che di fatto condanna alla sofferenza fino all’ultimo istante di vita.
Il tutto non tenendo conto né del parere degli italiani né della Corte di Cassazione la quale, con una corposa e fondamentale sentenza (la n. 21748 del 16 ottobre 2007), afferma, sintetizzando ai minimi termini: «Il malato è libero di curarsi, naturalmente. Ma anche di non curarsi. Sino alle estreme conseguenze. E lo Stato non può farci niente. Quando poi il paziente non è capace di intendere e volere, in stato vegetativo da anni, l’autorità giudiziaria può autorizzare i medici a interrompere le cure».
Per quanto riguarda l’opinione del popolo italiano, basti ricordare che nel rapporto Italia 2011 di Eurispes ben il 66,2%  degli intervistati si dichiara favorevole all’eutanasia e il 77,2% a favore del testamento biologico.

Ciò che i cittadini di uno Stato laico chiedono, in conclusione, è di poter avere il diritto di scegliere per loro stessi senza nulla imporre al prossimo. Poiché potrebbe capitare a chiunque di trovarsi affetto da un male incurabile o finire in stato vegetativo. E quando si è in pieno possesso delle facoltà mentali, si vorrebbe avere la possibilità di scegliere in totale libertà come e se venire curati, senza che si venga colpevolizzati o criminalizzati, scegliendo l’eutanasia o rifiutando qualsiasi cura. Esercitando una libera scelta sulla propria vita. Esercitando un diritto sovrano che uno Stato libero dovrebbe assicurare e garantire.
Ma non sembra il caso italiano.

Johnny Spata

Legge 40, negazione di diritti e di vita

Triste e desolante storia dell’ennesimo viaggio della speranza di una coppia italiana che si reca a Creta per avere un figlio ricorrendo alla  fecondazione eterologa ma nasce affetto da neurofibromatosi. In Italia la legge 40/2004 che regola la fecondazione assistita tra i suoi divieti ha il ricorso alla fecondazione eterologa. Per tali restrizione dal 2004 si è sviluppato il fenomeno del ‘’turismo procreativo’’,  coppie che pur di avere un figlio e con costi altissimi si rivolgono a cliniche estere. Nacque all’epoca un accesso dibattito tra sostenitori e contrari di una legge così restrittiva e si arrivò anche a un referendum abrogativo promosso dai Radicali che non raggiungesse il quorum.

Negli ultimi anni varie sentenze della Corte Costituzione e del Tar del Lazio hanno abolito qualche restrizione, tra le quali il ricorso alla diagnosi preimpianto.

Ma ancora sembra troppo poco per un Paese che si dichiare laico e civile, che si impegna a negare diritti e giocare con la salute dei cittadini.